Thursday, September 10, 2026

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Quando la mano assassina è in famiglia

Giugno 15, 2022

La cronaca ribolle di assassinii crudeli: cadaveri fatti a pezzi, pezzi di famigliari, di figli.  Delitti che richiedono una certa lucidità da parte dei colpevoli: non credo sia così facile fare a pezzi un cadavere e occultarlo, soprattutto se lo scopo è difensivo, se non per l’assurda speranza di non essere scoperti.

Se di alcuni omicidi si può presuppore un movente, come per quelli scatenati da gelosia,  ossessione di potere deluso, volontà di cancellare dalla faccia della terra le donne che vogliono vivere all’occidentale contro il volere della famiglia, altri risultano incomprensibili e contro natura. Sono i figlicidi. Non voglio citare i recenti assassinii compiuti da madri, più raramente da padri, di bimbi perlopiù piccoli: ne leggiamo e sentiamo su e da tutti i media, è quasi impossibile esserne ignari.

E ci si chiede come sia possibile per dei genitori uccidere il proprio bambino.

La risposta a mio avviso è: non si sa. Alcuni colpevoli parlano di voci che li comandano, altri di “raptus”, noi profani crediamo che solo la follia possa far compiere un gesto così crudele.

Non sappiamo e non sapremo quali circuiti si attivino in questi omicidi, possiamo però rintracciare dei complici involontari.

Gli involontari complici

Innanzitutto, è complice chi nelle norme che seguono la separazione dei genitori prescrive incontri obbligatori dei bambini con genitori che danno segnali di squilibrio o di incapacità di amare i propri figli, o addirittura a essi li affida. Tante disquisizioni sulle capacità genitoriali…e poi?

Complici involontari sono i media. Di un delitto si parla per mesi, descrivendolo nei più trucidi particolari a più riprese, mentre delle sicuramente tante buone azioni, dell’amore per i bambini, delle madri e dei padri anche adottivi che per i figli compiono rinunce perfino eroiche non si sa nulla. Il risultato è che sono gli assassini gli eroi del momento: si dà ben più spazio alle loro gesta che non alla punizione o al giudizio su di loro. In menti malate si può insinuare l’idea che sia possibile, glorioso e neppure tanto punito, ammazzare figli e, in subordine, genitori. Idea che può prendere corpo, giorno dopo giorno, fino a concretizzarsi.

E non dimentichiamo la legge 180, detta legge Basaglia: chiusura dei manicomi (mai sostituiti da altre sufficienti ed efficienti strutture) che di fatto ha consegnato le famiglie al potere dei loro componenti con disturbi mentali: Impossibile ottenerne l’allontanamento, se pericolosi. I decreti di allontanamento si rivelano una presa in giro. E i bambini non sono ascoltati, se dimostrano di temere un genitore. Le denunce di chi – soprattutto donne – è vittima di maltrattamenti troppo spesso non hanno riscontro e le vittime non sono protette. I ricoveri per disturbi mentali, assai difficili da ottenere, sono generalmente brevi.

In conclusione, cosa può spingere una madre ad ammazzare la propria bimba di cinque anni inventandosi un rapimento di ovvia scenografia televisiva (uomini incappucciati) non lo sapremo mai, nonostante le ipotesi che servono a incasellare, cioè in qualche modo a rassicurare. Purtroppo quello che invece si potrebbe, cioè eliminare ciò che non contrasta, anzi favorisce certe esplosioni di crudeltà, non si fa.  E restiamo impotenti a inorridire.

Federica Mormando

psichiatra psicoterapeuta presidente Eurotalent UItaia e Human Ingenium

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