E’ una vera e propria emergenza in Italia, quella degli omicidi compiuti da minorenni. Si pensi che nel corso di un solo anno questi ultimi sono passati dal 4% del 2023 all’11,8% nel 2024. I dati sono forniti dalla Criminalpool. In valore assoluto l’aumento è oltre il 150%, sebbene il calo complessivo del numero di omicidi in Italia. Anche le vittime minorenni risultano in crescita: dal 4% al 7% del totale. Occorre porre rimedio e non si può fare finta di nulla. L’argomento è affrontato al 2° Congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense (SIPPF) che si sta svolgendo ad Alghero. Diversi sono i motivi che determinano questi risultati, l’abuso di sostanze, i disturbi psichiatrici in esordio, il disagio legato a contesti migratori, che oggi si concentra drammaticamente sui minori. Le Istituzioni devono intervenire, secondo la SIPPF, mancano progetti, visione, finanziamenti e strutture adeguate.
“A oggi non abbiamo strumenti sufficientemente adeguati a intercettare il disagio giovanile – spiegano i presidenti SIPPF, gli psichiatri Liliana Lorettu ed Eugenio Aguglia –. La psichiatria e la neuropsichiatria infantile sono da molti anni sottofinanziate, la psichiatria per adulti non si occupa dei minori, e i Dipartimenti di Salute Mentale restano troppo frammentati. La mancanza di una presa in carico strutturata, unita all’assenza di luoghi dedicati e personale formato, lascia spazio a esiti estremi e incontrollati, come possiamo leggere dalle cronache dei giornali”.
E ancora nei minori c’è la doppia diagnosi: la coesistenza di un disturbo psichiatrico e uso di sostanze. Inoltre, c’è anche la questione migratoria. Gli operatori psichiatrici denunciano da qualche tempo che molti giovani immigrati, appena arrivati in Italia, entrano in contatto con circuiti criminali legati allo spaccio e all’uso di sostanze. “La mancanza di alternative, tutele e prospettive li rende facili prede della devianza – prosegue il prof. Aguglia –. E quando, come spesso accade, questo porta a sviluppare un disturbo psichiatrico, le strutture sanitarie e penitenziarie non sono pronte ad accoglierli. Anche per questo, la percentuale di immigrati irregolari tra gli autori di reato psichiatrici è in aumento, ma il sistema non offre risposte”. “Servono risorse, formazione, strutture intermedie, e soprattutto una strategia coerente – concludono i presidenti Lorettu e Aguglia –. Il rischio è che la pressione sociale e istituzionale venga semplicemente spostata da un sistema all’altro, senza mai risolvere nulla”.
Manuelita Lupo


