“La Russia è tempesta” (Aleksandr Blok). E lunedì 8 novembre, Nicolai Lilin, pseudonimo di Nicolai Verjbitskii, autore noto per il romanzo Educazione Siberiana (Einaudi, 2009), sarà ospite dalle ore 21 del programma ‘Alhambra-dove ogni libro è un viaggio’, in onda sulla web-radio BmRadio. Nel programma, condotto dallo scrittore Alessandro Venuto, Lilin presenta il suo nuovo lavoro, ‘Putin-l’ultimo zar’ edito da Piemme, e si racconta ai microfoni in un’intervista esclusiva. “Io non sono un biografo professionista, questa è la mia prima biografia. Un’indagine sulla metamorfosi dell’animo umano nel suo percorso verso il potere assoluto – afferma Lilin -. L’Occidente spesso applica le proprie misure di valutazione rispetto agli altri paesi. Per gli occidentali, c’è la loro idea di democrazia, una democrazia che poi credono di vivere. Nella Russia, gli occidentali vedono uno zar, i gulag. Ma la situazione è ben diversa. Ci sono temi ben più scottanti come, ad esempio, quello della politica di Putin nei confronti dei dissidenti come Anna Politkvoskaya. E io ho avuto l’onore di conoscere Anna Politkovskaya, una bravissima giornalista interessata ad alcuni aspetti delle mie esperienze nell’esercito. Il potere in Russia è un meccanismo complesso: funziona perchè tutti i fattori di questo meccanismo sono in accordo, e in Russia per molti va bene così. Il potere del presidente è come un pilastro che mantiene le altre forme di potere. Chi ha ammazzato la Politkovskaya? Non è stato Putin, come molti dicono. Putin era l’ultima persona alla quale interessano gli oppositori politici, il suo potere è forte. Quelli che sono davvero sensibili alle indagini dei giornalisti sulla corruzione sono i burocrati, e lei stava indagando sui burocrati militari ed è rimasta ammazzata dai corrotti che venivano dall’esercito russo. Nel mio romanzo dico questo: la Politkovskaya non lottava contro Putin, non era quello il male assoluto. Il male assoluto è il sistema”.

Classe 1980, l’autore russo, naturalizzato italiano, racconta che i propri antenati sono appartenuti a una grande famiglia siberiana di esploratori, fuorilegge, cacciatori e mercanti, che aveva origini russe, polacche, ebraiche e tedesche.Lo stesso cognome Verjbtikii è di origine nobile polacca iscritta nel registro della nobiltà russa. Nel 2004, Lilin si trasferisce in Italia, in Piemonte tra Cuneo e Torino, a Cavallerleone, poi dal 2010 a Milano. Nel 2009 pubblica il suo romanzo d’esordio, Educazione Siberiana, che racconta la crescita e la formazione del protagonista all’interno di una comunità criminale di origine siberiana (Urka Siberiani) stanziata in Transnistria, regione della Moldavia autoproclamatasi indipendente nel 1990. Il libro ha avuto una trasposizione cinematografica con la regia di Gabriele Salvatores, ed è stato pubblicato in 28 lingue e distribuito in 43 Paesi del mondo. L’autore affronta il tema dell’ascesa al potere di Putin, dalla strada al Cremlino, ragionando sull’importanza del linguaggio e della propaganda e riflettendo anche sul rapporto tra Occidente e Russia: “Navalny in Occidente viene visto come oppositore di Putin: non è vero – continua Lilin -. Navalny è un blogger che ha fatto indagini interessanti legate alla corruzione dei burocrati. Gli americani lo hanno trasformato in un coltello con il quale possono fare il solletico al potere di Putin”. Un autore capace di raffinate analisi politiche e sociali, che affronta in modo dinamico la realtà del potere di Putin in una biografia che non vuole essere né schierata con il potere né ridursi alla critica sterile. Nella fase finale dell’intervista, Lilin ricorda le proprie esperienze sul set del film di Gabriele Salvatores e con gli attori: “Gabriele Salvatores è un guru dei film, un artista di grande sensibilità – conclude l’artista -. Quando mi ha detto che voleva fare un film su Educazione Siberiana, io ero al settimo cielo. Ero molto in sintonia con Malkovich sul set”.


