Cibo da strada. Allegria. È primavera. E dal 23 al 25 aprile prossimi all’Idroscalo di Milano, il mare della città meneghina, fa tappa la sesta edizione dell’International Street Food 2022, la più importante manifestazione di street food esistente in Italia, organizzata da Alfredo Orofino, presidente dell’Associazione Italiana Ristoratori di Strada. La manifestazione porterà in città una tre giorni dedicata al gusto e ai piatti tipici del Belpaese, con specialità culinarie da Nord a Sud. Tanti i ristoranti itineranti, con chef qualificati pronti a stupire con le particolarità e la qualità della loro cucina. Questa, la peculiarità del festival. In particolare, questa nuova edizione prevede ben 30 cucine diverse che prepareranno per il pubblico numerose varietà gastronomiche, tipiche di ogni regione d’Italia: arrosticini abruzzesi, polpo alla piastra, panini di mare e paella, fino alle bombette di Alberobello e alla porchetta romana. Senza dimenticare il banco con specialità messicane, il banco argentino, il banco greco e i numerosi birrifici artigianali con cui accompagnare le prelibatezze gastronomiche.

Ma le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono agli albori della nostra civiltà, circa diecimila anni fa. I greci già descrivevano l’usanza egizia, tradizione del porto di Alessandria poi adottata in tutta la Grecia, di friggere il pesce e di venderlo per strada. Dalla Grecia il costume è passato al mondo romano, arricchendosi e trasformandosi in innumerevoli varianti. Si possono ancora osservare, negli scavi di Ercolano e di Pompei, i resti ben conservati di tipici “thermopolia”, gli antenati del moderno baracchino. Erano una sorta di cucinotto che si affacciava direttamente sulla strada, adibito alla vendita di cibi cotti di ogni sorta, principalmente minestre di farro, fave o cicerchie. All’epoca le classi urbane meno abbienti vivevano in abitazioni, condomìni a tutti gli effetti, per la maggior parte sprovviste di cucina. Il popolino si nutriva dunque per strada, rifornendosi dal più vicino thermopolium che proponeva vivande corroboranti alla portata di tutte le tasche. Nel medioevo, nelle grandi città, vi erano banchi, banchetti e carretti che vendevano a poco prezzo cibo cotto e cucinato per le vie anguste dei bassifondi. Così nascono a Parigi i “pâtés”, o meglio “pâstés”, gli involucri di pasta contenenti varie farciture, in genere carni stufate o verdure, venduti per pochi soldi a garzoni e facchini che potevano così nutrirsi mentre lavoravano, senza alcun bisogno di posate. Daranno origine alla parola “pasticcere” e diventeranno, nel Rinascimento e nel secolo dei Lumi, i trionfi delle tavole regali di tutta Europa sotto forma di timballi, torte salate e sfoglie di ogni genere ripiene di tartufi, piccioni e foie-gras. È invece britannica una autentica istituzione quale il “Fish and chips”, venduto per strada e avvolto nel giornale, retaggio dei profughi ebrei sefarditi in fuga dalle persecuzioni tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Seicento. Quella loro usanza del pesce fritto “da asporto” è proprio la stessa di quella degli egizi di Alessandria, estesa a tutto il Nord Africa e alla Spagna moresca di El Andalus.
L’ingresso al festival dell’Idroscalo, è da Porta Maggiore. Tutti i giorni, a partire dalle ore 12.


