Società
Milano, al Palazzo delle Stelline arriva “Olio Officina Festival” per mostrare l’eccellenza italiana
Giunta alla sua nona edizione, Olio Officina celebra il 60° anniversario della categoria merceologica “olio extra vergine di oliva” e il 10° anno di attività del progetto culturale Olio Officina, ideato da Luigi Caricato. Tema portante del 2020, “L’olio dei popoli”. Tre giornate intense, atte a celebrare i sessant’anni dall’introduzione della categoria merceologica “olio extra vergine di oliva”, motivo per il quale si è pensato di prevedere l’ingresso libero alla manifestazione, aprendola così a un pubblico più ampio. E poi, non meno importante, il decennale della fondazione di Olio Officina, l’unico polo culturale presente in Italia intorno all’olio da olive e ai condimenti.
Perché l’olio d’oliva è un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo. E fin dall’antichità, l’uomo e l’olivo hanno legami molto stretti: sono tante le testimonianze che possiamo trovare in manoscritti più o meno antichi. La genesi della pianta di olivo è da fare risalire alla zona del Mediterraneo Orientale. Le tracce più antiche, sono state trovate in Israele, e più precisamente ad Haifa, e sono fatte risalire al 5° millennio a.C. Le prime tecniche di produzione e conservazione dell’olio d’oliva – rigorosamente extravergine – sono opera dei greci e dei romani: tecniche che, per secoli, rimasero immutate. La stessa diffusione della pianta, si deve primariamente proprio a questi due popoli che, nel corso delle espansioni dei loro imperi, esportarono la pianta. Nell’antica Grecia, inoltre, il sapone era ancora sconosciuto: l’uso dell’olio quale unguento rappresentava allora per i Greci l’unico mezzo per mantenere la pelle pulita ed elastica. Anche gli atleti ne facevano largo uso, dato che, ben unti, sfuggivano meglio alla presa dell’avversario e, con l’aiuto dei componenti fenolici dell’olio ad azione antinfiammatoria (ibuprofene e simili), riuscivano a prolungare il gesto sportivo. Nella toeletta quotidiana dei ceti più ricchi, i cosmetici a base di olio erano impiegati anche a scopo terapeutico; i riti dell’ospitalità, inoltre, imponevano l’offerta di unguenti profumati al visitatore, perché questi potesse degnamente ristorarsi. E come per il mondo greco, anche nell’antica Roma la vera espressione del valore dell’olio era legata all’abitudine di ungersi il corpo, rituale irrinunciabile nelle palestre e nei bagni. In questo modo, l’ulivo arrivò in molti Paesi europei, Francia e Spagna in testa. Nelle regioni dal clima più mediterraneo, la pianta trovò quindi terreno fertile, tanto da diventare una parte integrante del paesaggio e produzione tipica del territorio, fino ai giorni nostri.
Teatro dell’evento milanese, il Palazzo delle Stelline, dove gli incontri, i laboratori di assaggio, le mostre d’arte e tutte le attività, si svolgono distribuite in sei sale e nel chiostro interno. Per la prima volta, Olio Officina Festival è a ingresso libero, salvo le sessioni delle scuole di assaggio, dove per ragioni organizzative è richiesto un numero limitato di partecipanti per ciascuna sala.
Francesco Gallizzi


