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L’ospedale San Martino di Genova guarda al futuro con un nuovo metodo per esaminare il fegato
GENOVA – Per anni ha visitato pazienti su pazienti nel centro alcologico dell’ospedale San Martino di Genova diretto dal prof. Testino. Un’esperienza che per l’epatologo Paolo Borro si è rivelata preziosa. “È studiando quei pazienti che mi è venuta l’idea di capire se, accanto alle metodiche tradizionali che si utilizzano per determinare lo stato del fegato, potesse essercene una di assoluta precisione e di basso costo”. Le malattie del fegato sono tra le patologie più diffuse, e in aumento, del nostro tempo.
Si calcola che ne soffra oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo; con gravi conseguenze, dalla cirrosi al tumore, che ogni anno provoca quasi ottocentomila morti.

Anche in questo campo è importante arrivare presto ad una corretta diagnosi che richiede specifici esami del sangue e mirate indagini ecografiche. Queste ultime sono metodiche non invasive, e come dice il loro nome, elastometriche: cioè determinano l’elasticità del tessuto epatico rivelando possibili alterazioni. Metodiche che hanno costi molto elevati.
Al contrario, lo studio di Paolo Borro – con altri epatologi del San Martino e un team di ingegneri dell’Università – consente una precisa valutazione del margine epatico partendo da una semplice immagine ecografica, poi elaborata dal computer con una tecnologia avanzata nota come “rete neurale”.

“Il mio sogno – spiega Borro – è che un giorno sulla tastiera dell’ecografo ci sarà un pulsante con la scritta GLQ – genoa line quantification (così si chiama il nuovo metodo), cliccando il quale si ottengano in un attimo tutti i dati del fegato sotto esame”. Il prossimo passo dovrà essere la validazione del sistema, che comunque ha già avuto importanti riconoscimenti come la pubblicazione sulla rivista scientifica Journal of Ultrasound in Medicine&Biology.

“Certo è che in termini di costi – osserva l’economista Enrico Mazzino – il vantaggio è notevole; perché la metodica può essere applicata anche in centri periferici e con minori risorse rispetto ad un grande ospedale come il San Martino”.
Basta un semplice ecografo e poi l’intelligenza artificiale fa il resto. Perché chiamare questo metodo Genoa?
“Non si tratta di tifo calcistico – sorride Borro – ma semplicemente perché all’estero Genova è Genoa”.
Alessandra Rissotto



