OUTSIDE THE WALL
Mi chiamo Alice Guazzo e non ho mai scritto su un giornale prima d’ora. Piuttosto esprimo la mia creatività sui muri, perché faccio la decoratrice di interni e la mia azienda (che gestisco con Carlotta Panzeri) si chiama Gouache.
Facciamo wall-art e in questo appuntamento periodico sulle pagine del Giornale Metropolitano inizio una nuova avventura: raccontare il mio lavoro e, perché no, dare qualche ispirazione per le vostre case con le immagini che verranno pubblicate. La mia rubrica si chiama “Outside the wall”. Vi racconterò tutto ciò che c’è “fuori dal muro”.
I punti di partenza, i ragionamenti e i motivi delle scelte prima, durante e dopo la creazione delle nostre pareti decorate a mano.
Un diario che non vuole solo raccontare il mio lavoro, ma tutto quello che c’è dietro, intorno e oltre. Proverò a trasmettervi tutta l’emozione di un lavoro antico fatto di cura e amore, un lavoro faticoso e bellissimo.
“Dopo tutto, non è facile sbattere il tuo cuore contro il muro di qualche pazzo furioso”.
(Pink Floyd _ Outside the wall)
Viaggio nel Paleolitico superiore
Cinque minuti percorsi a piedi su una stradina sterrata e assolata in mezzo alla macchia mediterranea in piena esplosione, per raggiungere il nostro cantiere dal resort dove siamo ospitate. Tante piante che siamo abituati a vedere secche in estate sono in piena fioritura a maggio inoltrato. Colori e profumi inondano i nostri sensi. La linea blu del mare ci circonda con la sua presenza rassicurante. Siamo in un’isola delle Egadi dove non ero mai stata: Levanzo.

Mentre percorro questa strada mi rendo conto che il progetto che ho pensato in fretta e furia alla scrivania e di cui non ero convinta al 100%, ha invece la sua perfetta collocazione e scoprirò man mano che vivrò l’isola che avrà sempre più senso. Ero preoccupata, perché non avevo fatto il sopralluogo e gli input dati dalla committenza erano troppi e molto diversi tra loro per cui non ero sicura di essere riuscita a creare un progetto che avesse coerenza e continuità. Decorare le undici camere del “Docevita Egadi Resort” in undici giorni è una sfida entusiasmante, ma molto impegnativa.

Troppe idee? Troppe proposte? Tutte belle e interessanti, ma forse troppo diverse tra loro.
Per fortuna non sono sola: Carlotta, Lucrezia e Fred sono con me. Inoltre, i colori sono azzeccati. Me ne rendo conto all’istante, in quei cinque minuti di stradina a piedi: il blu del mare, il rosso dei fiori e della terra ricca di ferro e il colore della roccia calcarea più chiara che disegna i percorsi tracciati dall’uomo e incornicia i terreni con i muri a secco.

Iniziamo a lavorare di buona lena e in tre giorni (come da programma) finiamo le prime tre stanze. Quelle del piano alto sono eteree, leggere, tra il blu e l’azzurro come il panorama che si vede dall’enorme balcone che affaccia sul centro dell’isola e poi mare e cielo, sembra di poter vedere arrivare le nuvole da lontanissimo.

Dopo un inizio così, decidiamo di prenderci una piccola pausa e di girare un po’ l’isola: andiamo a cala Minnola per fare un bagno nell’acqua gelida di maggio e prendere un po’ di sole e verso sera facciamo un giro al faro, dove comincio a pensare a quell’isola come ad un miracolo, ci sono pochissime case e la vegetazione è bassa e molto particolare: sembra essersi arrampicata fuori dall’acqua, coralli e alghe trasformati in piante, le agave con le loro foglie giganti e i fiori grandi come alberi ti fanno sentire piccolo. La luce del tramonto illumina il mare e l’atmosfera fa pensare all’epoca in cui l’umanità era ancora lontana dal colonizzare e impadronirsi di questo meraviglioso pianeta. Ci sono i gabbiani, tantissimi, volano e difendono i nidi e con il loro garrito fanno capire che su questo enorme scoglio sei un ospite e ti stanno concedendo di passare. L’unica parola che continua a girarmi nella testa è “potenza”!

Nei giorni successivi proseguiamo il nostro lavoro cariche di entusiasmo e nuove idee suggerite dall’isola. Vogliamo modificare i disegni di due stanze e prepariamo il progetto nuovo da far vedere ad architetti e proprietari che arriveranno nei prossimi giorni. Iniziamo a lavorare al piano terra, vogliamo che richiami in modo deciso l’isola in alcuni particolari dettagli, ispirati dalle piante e dai colori nei vari momenti della giornata.

Presentiamo le nuove idee: approvate! Prima di proseguire con i lavori, prendiamo un altro giorno di riposo, mattina libera per sbrigare un po’ di commissioni e lavatrici da fare. Nel pomeriggio decidiamo di andare a vedere il tramonto al faraglione in fondo al paese. Anche qui si ripete la stessa cosa del faro, la potenza degli elementi mi travolge, le onde si infrangono con violenza sugli scogli da sempre e per sempre… vorrei essere lì con le persone che amo per condividere con loro quell’incanto primordiale. Piante che sembrano polpi, fiori mai visti, stratificazioni e infiltrazioni minerali, spaccature ed erosioni che scolpiscono le rocce, i profumi di terra e mare si uniscono, i giochi in volo dei gabbiani nel vento, il sole che illumina le gocce d’onda, il sapore dell’acqua di mare vaporizzata sulle labbra. I sensi sono tutti coinvolti, gli elementi si mescolano e sprigionano un’energia che mi pervade. Che potenza!

Ci mancano le stanze semi-interrate, le meno luminose, quelle che abbiamo deciso di dedicare alla “mano dell’uomo” e per farlo rendiamo omaggio alla Sicilia, il luogo in cui ci troviamo, che da centinaia di anni trasforma, grazie ai suoi artigiani, la terra in arte: come la lavorazione della terracotta e delle ceramiche. L’idea funziona bene e la totalità del progetto è molto adatta al luogo e alle persone, sono soddisfatta.

Undici giorni, undici stanze. Siamo pronte a ripartire. Non siamo riuscite a visitare la grotta del genovese che conserva dei graffiti del paleolitico superiore. Ma sapere che a Levanzo ci sono dei disegni sulle pareti di una grotta incisi 10.000 anni fa, mi fa pensare a che lavoro speciale facciamo, antico ed essenziale, primitivo e primordiale. Mi è capitato di pensare che la decorazione di interni fosse un po’ anacronistica, ma dopo questa esperienza sono convinta che proprio nel suo essere fuori dal tempo si nasconda il suo più grande valore. Il disegno sulle pareti è alla base della nostra natura di uomini, come improvvisare del ritmo da ballare intorno al fuoco o condividere il momento del pasto con altri esseri umani. Esperienze che spesso diamo per scontato o a cui non diamo valore, ma che rendono l’uomo quello che è nella sua essenza. Condividere e tramandare. Abbiamo vissuto quest’isola al suo meglio e dato il nostro meglio per raccontarla. Abbiamo abitato un luogo, vivendo i suoi abitanti e assaporato ogni singolo ingrediente che la terra e il mare ci hanno offerto. Abbiamo fatto una vacanza dai tempi moderni. E ora torniamo alle nostre case, dalle nostre famiglie, sapendo di avere un approdo a cui tornare, non so quando e come, ma so che lo scoglio mi aspetta, bloccato nel suo tempo, sempre pronto a regalarmi nuovamente tutta la sua energia e potenza.
Web site: www.gouache.it
Instagram: gouache_it
Alice Guazzo













