Arte & Cultura, In Evidenza
Le camere viste da vicino. Storie e vicende più o meno note nelle memorie del giornalista parlamentare Mario Nanni
Il Parlamento è un’istituzione superata, oppure resta il centro della vita nazionale, il luogo deputato alle decisioni e al controllo della vita democratica? Mario Nanni, che le Camere le ha seguite per decenni come giornalista parlamentare e capo della redazione politica dell’ANSA, non ha dubbi: la risposta è la seconda. In democrazia, anche le istituzioni più importanti e prestigiose commettono errori, hanno limiti, necessitano di riforme. Ma proprio perché sono aperte alla verifica dei cittadini, nulla di ciò che avviene nelle aule parlamentari e nei palazzi di governo si sottrae alle critiche.
L’ultima fatica di Nanni, già autore di saggi sul Parlamento e sul giornalismo, è uscito da Rubbettino: Parlamento Sotterraneo, miserie e nobiltà, scene e figure di ieri e di oggi. Forte del mestiere di giornalista di agenzia, Nanni riesce con questo libro in una impresa straordinaria: con sintesi semplice (ma mai superficiale), in brevi capitoli dove non hanno cittadinanza lungaggini o pedanterie, concentra una quantità di notizie e di nozioni preziose, utili tanto per chi sia già erudito nella materia, quanto per la curiosità di un pubblico più vasto. Elementi di diritto costituzionale, storia politica e parlamentare d’Italia (particolarmente del periodo repubblicano, ma con riferimenti all’epoca prefascista e al fascismo) che spiegano cause e origini delle vicende recenti. Abbondano ritratti e biografie svelte e vivaci di personaggi di ieri e di oggi. Leader, protagonisti, ma anche soggetti meno noti o quasi sconosciuti che però hanno avuto in qualche circostanza un ruolo rilevante. Si va dai presidenti della Repubblica, a premier, ministri, veterani delle aule parlamentari, e non pochi giornalisti.
Troviamo anche descrizioni, spesso spiritose, di come operano in concreto i partiti, i governi e le Camere. Si rievocano episodi divenuti “storici”; però non mancano singoli retroscena tratti dall’esperienza diretta dell’autore. Il quale rivela anche la propria passione per le riflessioni sul ruolo del giornalismo, e quindi richiama le massime, le regole, e l’evoluzione (o involuzione?) dei rapporti tra politica e informazione. A partire dall’idea di base: tra giornalismo e politica non può aversi estraneità e neppure troppa distanza, e tuttavia l’indipendenza è possibile, anzi doverosa. Almeno per chi nei media tratta di politica senza dichiararsi schierato, quindi di parte. Perché, come si usa dire, l’obiettività è un ideale irraggiungibile, mentre l’onestà è a portata di mano.
C’è una sostanza tanto ampia in questo libro agile (poco più di 200 pagine) che tutte le materie messe insieme, se fossero affidate alla scienza di docenti e accademici, richiederebbero probabilmente una dozzina di trattati e qualche migliaio di pagine.
E poi tutto è narrato con leggerezza, con arguzia. Emergono i difetti, i tic, le pigrizie del linguaggio politico e giornalistico. Ricca anche l’aneddotica di gaffes, svarioni, approssimazioni.
Il lettore può aggiornarsi, in poche pagine dense e di agevole lettura, sui tentativi che si sono susseguiti per modificare o riformare la Costituzione, i sistemi elettorali, le procedure di formazione delle leggi. Come e perché i proponimenti più ambiziosi di chi voleva ridisegnare in modo organico il funzionamento della Repubblica – da quello di Bozzi all’inizio degli anni ‘80, passando a D’Alema, Berlusconi e infine Renzi-Boschi – siano tutti finiti in nulla; anche se in singoli punti la Costituzione è stata invece modificata più volte, e pochi lo sanno. Come se una maledizione impedisse di fare la cosa in grande (di Grande Riforma parlava a suo tempo Craxi), ma costringesse ad operare a piccoli passi, senza fare rumore.
Un’ultima annotazione: Parlamento Sotterraneo si può leggere tutto d’un fiato (è scritto proprio per poterlo divorare senza annoiarsi), oppure poco per volta, a capitoletti, come un breviario. Alla fine, l’addetto ai lavori quanto il neofita (come i giovani curiosi di politica o di giornalismo) potrà dire di esserselo goduto e contemporaneamente di aver scoperto qualcosa di nuovo e da ricordare.
Marco Volpati



