Eravamo capitalisti. E forse non lo sapevamo. Avevamo tanto. E spesso non lo apprezzavamo. Ci ha piegato una corona. Non sul capo di un sovrano. Oggi l’Italia si trova a far fronte un’emergenza. L’Italia del benessere. L’Italia delle eccellenze italiane. L’Italia bagnata dal Mare Nostrum. L’Italia di Cesare. L’Italia del mare e delle montagne. L’Italia degli spaghetti e della pizza. L’Italia della scuola per tutti. L’Italia dell’arte. Della cultura. L’Italia della Gioconda che però non è in Italia. L’Italia della Commedia di Dante. L’Italia delle bellezza. L’Italia solidale. L’Italia che ebbe un partigiano come presidente. L’Italia dei quattro trofei mondiali del calcio. L’Italia dell’urlo di Tardelli. L’Italia della moda. L’Italia del design. Piegata. Ma non sconfitta. È l’Italia che prova a farcela. Come in una partita di calcio. L’avversario avanza. Stringe. Si avvicina all’area di rigore. “Immagino un urlo collettivo di liberazione, che scacci l’incubo“, lo ha detto Marco Tardelli su Twitter. Ma i dati non sono ancora incoraggianti. Siamo ancora stretti nella nostra metà del campo. L’avversario non vuole arretrare. Aspettiamo la contromossa, però. Il contropiede. Aspettiamo che il nostro portiere rilanci la palla per oltrepassare noi, adesso, la linea di centrocampo. Dribbling. Calcio d’angolo. Vogliamo fare il gol. Vogliamo segnare. E vincere. “Campioni del mondo”. Questo vogliamo urlare. Per la quinta volta. Quella più importante.
Alessandra Pirri


