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Giornata contro la violenza sulle donne, al Gaetano Pini di Milano inaugurata la Panchina rossa
Rossa come il colore del sangue di una donna che non c’è più. E’ questo il significato della panchina rossa, che è diventato un simbolo in questa giornata del 25 novembre che vuole ricordare la violenza sulle donne. E da questa mattina anche l’ASST Gaetano-Pini CTO ha la sua panchina rossa inaugurata alla presenza di Diana De Marchi, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano e la Direzione dell’ASST Gaetano Pini-CTO. Purtroppo da quanto si apprende dall’Istat, dello “Speciale Emergenza Covid”. “L’emergenza generata dall’epidemia di Coronavirus ha accresciuto il rischio di violenza sulle donne poiché molto spesso la violenza avviene dentro la famiglia.” Così sentenzia l’Istat e analizzando le chiamate ricevute dal numero nazionale 1522 riservato alle vittime, il servizio nel corso del trimestre marzo-maggio 2020 ha visto raddoppiare le richieste d’aiuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; il 25% di chiamate in più per la sola Lombardia.

Ma ecco un po’ di numeri, la violenza descritta da coloro che chiedono aiuto e supporto è per lo più di tipo fisico (980 casi segnalati nel 2019 contro i 2.383 del 2020); l’atto violento si ripete nei mesi (16,2% dei casi) e soprattutto negli anni (64,9%) e colpisce in maniera trasversale, a prescindere dal titolo di studio o dallo status sociale delle vittime (e dei carnefici). Anche l’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano ha deciso di aderire alla campagna contro la violenza sulle donne del Comune di Milano, installando due panchine rosse nelle aree verdi, una al presidio ospedaliero Pini e l’altra al CTO. Sulle panchine, per concessione del Comune di Milano, campeggia la scritta “Non sei sola” ed è indicato il numero 1522 come contatto telefonico dedicato alla vittime. Spiega la dott.ssa Paola Maria Pirola, direttore socio sanitario dell’ASST Gaetano Pini-CTO : “Siamo un centro ortopedico traumatologico con due pronto soccorso ortopedici per questo possiamo essere il primo ‘porto sicuro’ dove approdano le vittime di violenza fisica, per esempio donne che hanno subito percosse e spintoni che hanno causato loro dei traumi, dalla distorsione alla frattura”.

E sembrerebbe, sempre secondo l’Istat, che il 44% dei casi di violenza è ai danni di donne coniugate. Siccome per gli operatori sanitari non è sempre facile riconoscere i casi di violenza di genere, a tal proposito, spiega la dott.ssa Pirola: “È importante che i nostri operatori siano in grado di andare oltre il muro che le vittime innalzano attorno a se per paura e di essere in grado di cogliere i segnali che evidenziano un abuso mettendosi in ascolto”. Per riconoscere meglio i casi di violenza e all’accoglienza delle vittime l’ASST Gaetano Pini-CTO ha chiesto il supporto di Fondazione Libellula, quest’ultima, a iniziare dai luoghi di lavoro, ha lo scopo di agire su un piano culturale per prevenire e contrastare ogni forma di violenza sulle donne e di discriminazione di genere.
Manuelita Lupo


