È in aprile la data simbolica dell’inizio del genocidio armeno. Il 24 aprile del 1915 infatti furono uccisi gli intellettuali armeni dell’Anatolia, una strage proseguita con l’uccisione barbara e crudele di metà della popolazione armena di Anatolia, predetta dai pogrom del 1894-96 voluti dal sultano Abdul Hamid. Hitler prese ispirazione dal genocidio degli armeni: “Chi parla ancora oggi dell’annientamento degli armeni?” profetizzò sbagliandosi, prima di dare inizio alla Shoah.

Uomini e donne sia in Armenia sia durante la Shoah combatterono, collaborando alle resistenze, a rischio della vita e troppo spesso pagate con la vita.
Nell’immaginario collettivo le donne sono viste perlopiù come infermiere, tese a curar feriti o a cucire bende. Invece…Qualche esempio
Irena Sendler. E’ stata un’infermiera e assistente sociale polacca, lavorò con la resistenza nella Polonia occupata durante la Seconda guerra mondiale. Con coraggiosi collaboratori, salvò 2.500 bambini ebrei dal ghetto di Varsavia (alcuni dei trucchi escogitati per i salvataggi si possono leggere nel bel libro “Il piccolo burattinaio di Varsavia, di Eva Weaver”)

Tante donne sono rimaste anonime, come anonimi tanti uomini. Ma di alcune è rimasto il nome. Beatriche Rohner, eduсatrice svizzera, ha rischiato la vita per soccorrere in Turchia gli orfani armeni sopravvissuti al genocidio del 1915-1916. Sophie Scholl, membro della “Rosa Bianca” fu arrestata e fucilata nel 1943 per aver distribuito volantini contro il nazismo.

La paracadutista Hannah Szenes fu paracadutata in Ungheria nel 1944, Gisi Fleiscmann, leader del gruppo d’azione che faceva capo al Consiglio Ebraico di Bratislava, tentò di fermare le deportazioni degli ebrei dalla Slovacchia.
Molte furono preziosi corrieri che portarono informazioni nei ghetti, molte si unirono alle unità partigiane, nei boschi di Polonia orientale e dell’Unione Sovietica.

Haika Grosman fu tra gli organizzatori della Resistenza nel ghetto di Bialystok e partecipò alla rivolta scoppiata nel ghetto polacco, nel 1945.
Ad Auschwitz donne assegnate alla lavorazione del metallo fornirono la polvere da sparo con cui un’Unità Speciale ebraica fece saltare in aria una camera a gas uccidendo molte SS(1944). Sono Ella Gardner, Regina Safir, Estera Waisblum, Roza Robota, e, pare, Fejga Segal.

Il sito di Gariwo, il giardino dei Giusti, riporta nomi di eroine ed eroi sconosciute e sconosciuti. In questo momento in cui si dà la patente di eroe a caso, un’occhiata a Gariwo può chiarire le idee su cosa siano eroismo, eroi, eroine. Che abbiano un nome.
Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra


