Quando le donne soffrirono durante la Shoah. E la sezione Fidapa Mediolanum di Milano, si fa promotrice di un evento domenica 2 febbraio dalle h 10 alle h 12, in via Dogana 3 a Milano, presso la Fondazione Memoria della deportazione. Convegno fortemente voluto da Rachele Capristo, vice presidente Fidapa Nord-ovest, e da Paola Bastonini, presidente della sezione Fidapa Mediolanum, un incontro presentato dalle donne – e non solo – per quelle donne che, in un momento terribile, furono vittime degli orrori nazisti.
Perché ai tempi della Shoah, interi campi, così come speciali aree all’interno di altri campi di concentramento, furono fissati particolarmente alle donne. Nel maggio del 1939, i nazisti spalancarono il più grande campo di concentramento esclusivamente femminile, quello di Ravensbrück, dove più di 100.000 donne furono rinchiuse tra la sua apertura e il momento in cui le truppe sovietiche lo liberarono, nel 1945. Un campo femminile fu costituito anche ad Auschwitz-Birkenau nel 1942 (conosciuto anche come Auschwitz II), per incarcerare principalmente le donne; tra le prime a esservi messe, furono proprio prigioniere provenienti da Ravensbrück. Ugualmente, una zona femminile venne realizzata a Bergen-Belsen nel 1944, dove le SS distaccarono migliaia di prigioniere ebree che arrivavano da Ravensbrück e Auschwitz. Non solo Anna Frank, quindi, ma migliaia di donne che hanno marciato a testa alta in quelle tenebre disumane, senza perdere mai il proprio cuore pensante. Vittime, come diceva la filosofa Hannah Arendt, di un terribile attentato alla diversità umana. E molte di queste donne incarcerate nei campi di concentramento, crearono gruppi di mutua assistenza, che permettevano loro di rimanere in vita grazie allo scambio di informazioni, di cibo e di vestiario. Sovente, le donne appartenenti a questi gruppi giungevano dalla stessa città o dalla stessa provincia, avevano lo stesso livello di istruzione o condividevano legami familiari. Inoltre, altre donne furono in grado di salvarsi perché le SS le trasferirono nei reparti destinati al rammendo degli abiti, nelle cucine, nelle lavanderie o nei servizi di pulizia.
Presenteranno l’incontro la dott.ssa Rachele Capristo e l’avvocato Paola Bastonini. Relatori: Massimo Castoldi, responsabile didattica e progetti editoriali Fondazione memoria Deportazione; Simone Campanozzi, responsabile direzione didattica Istituto lombardo di Storia Contemporanea; Simonetta Longo, poetessa e scrittrice. Moderatore, Raffaella Ranise, referente distrettuale Task Force Arte e Cultura.
Vincenzo Di Dia


