Sport
Fair play, dai gesti di sportività più significativi di sempre al rifiuto degli inglesi della medaglia d’argento
Sportività. Qual è la definizione di questo termine?
Quali sono stati i gesti di sportività più significativi di sempre nella storia del calcio?
Ma soprattutto, cosa non ha funzionato al termine dell’indimenticabile, almeno per noi italiani, finale di “Euro 2020”?
L’enciclopedia Treccani propone questa definizione: “Il dimostrare, in attività sportive o in competizioni e prove di altra natura, quelle qualità di lealtà, correttezza, rispetto dell’avversario e disinteresse economico che sono, o dovrebbero essere, proprie del vero sport”.
E quando si parla di lealtà e correttezza non si può non ricordare quanto accaduto il 22 marzo 1997, in Inghilterra, durante la partita Arsenal – Liverpoool. Robbie Fowler, attuale allenatore di calcio ed ex calciatore inglese classe 1975, era un giovane talento al vertice della sua carriera e acclamatissimo dai tifosi del Liverpool. La storia insegna che Arsenal – Liverpool non è mai stata una partita come le altre e quando i Reds guidavano la gara per 1-0, ecco che si presenta l’occasione del raddoppio. L’arbitro concede a Fowler una penalty dopo un contatto con David Seaman, l’allora portiere dei Gunners. L’inglese natio di Toxteh, però, consapevole di non essere stato neanche sfiorato, cerca in ogni modo di convincere il direttore di gara dell’errore commesso. Niente da fare. Finisce con Fowler che tira il rigore facendo in modo il portiere avversario lo possa parare, ristabilendo così la giustizia.
Tre anni più tardi, il 16 aprile 2000, sempre in Inghilterra, si sfidano Everton e West Ham. Protagonista di questa gara è, senza dubbio, l’attaccante Paolo Di Canio. Accompagnato per anni dalla sua fama di “bad boy”, oggi viene invece ricordato per un gesto particolarmente apprezzabile e del tutto inaspettato. Mancano pochi minuti al termine del match quando il portiere dell’Everton, Paul Gerrard, nel tentativo di bloccare l’avanzata avversaria, improvvisa un’uscita tutt’altro che sicura. Purtroppo, riceve un colpo involontario senza che l’arbitro se ne renda conto lasciando così proseguire il gioco. Con la porta avversaria vuota, Sinclair crossa direttamente al centro dell’area, dove Di Canio è pronto a colpire. Il pallone lo raggiunge ma Paolo sorprende tutti con un gesto memorabile: prende in mano la sfera, blocca il gioco e indica l’avversario a terra. Non avrebbe mai potuto segnare una rete in quelle circostanze, ha dichiarato lo stesso Di Canio anni dopo a “Sky Sport”.
Ci si potrebbe domandare che cosa abbiano a che fare questi episodi con quanto accaduto al termine della finale degli Europei 2020? Ebbene, il brutto gesto degli inglesi di sfilarsi platealmente dal collo la medaglia d’argento appena ricevuta, non è certo un esempio di sportività, correttezza e rispetto degli avversari.
Sicuramente non sono i grandi gesti a fare la differenza e a dimostrare la stoffa del campione, ma, con certezza, sono i comportamenti e gli atteggiamenti semplici e scontati a mostrare il valore delle persone, calciatori in questo caso. Scrive Massimo Gramellini sul Corriere che “il capriccio infantile di togliersi la medaglia è una mancanza di rispetto nei confronti di chi te l’ha data, degli avversari e, in fondo, di te stesso”.
Gli inglesi sarebbero potuti uscire da questa competizione a testa altissima, meritevoli di tutti gli applausi e di tutto l’orgoglio del popolo inglese che, al di là del risultato deciso dai calci di rigore, è ben consapevole di poter vantare una Nazionale molto forte. Eppure, quell’ultimo atto di arroganza ha allontanato un Paese intero da ciò che più si avvicina al significato del termine “sportività”, lo stesso Paese che pare aver dimenticato che il termine “fair play” è proprio inglese.


