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Attualità, In Evidenza

Dopocovid, si spera in un futuro migliore ma restano ferite indelebili

Giugno 05, 2021

Si va parlando di ripresa, di dopocovid. Alcuni vanno dicendo “nulla sarà come prima” (senza specificare come), altri “sarà meglio” (senza specificare). Il fatto è che non possiamo immaginare un dopo Covid tipo ”dopo lo spettacolo”, cioè situato in un momento preciso. Il dopocovid sarà spalmato in chissà quanto tempo, ammesso non sia invece un Covid addomesticato, o un concovid.

Che sia meglio mi pare utopico, da tutti i punti di vista.

Possiamo però utilizzare alcune condizioni in cui Covid e relativa gestione ci hanno messo per acquisire o migliorare alcune facoltà personali.

Dunque: il Covid, fra l’altro

Ci ha messo di fronte alla realtà della morte imprevedibile

Ci ha fatto chiudere in casa costringendoci a relazioni virtuali d’ogni tipo

Ci ha costretto a non progettare nulla che abbia una scadenza

Ci ha tolto gli spettacoli

Ci ha rispedito a casa bambini fino ad allora custoditi in ambiti scolastici

Ci ha fatto rinunciare a viaggiare e per un bel po’ anche a muoverci

Ci ha ridotto o tolto il lavoro.

Ci ha confuso con la massa di opinioni contrastanti e decisioni dell’ultima ora.

Ogni frase dell’elenco è un capitolo, che ognuno può riempire in modo personale.

La morte. Vederne la possibilità, la realtà, spaventa. Ma può spronarci a valorizzare la vita, data tanto per scontata. A comprendere che la sicurezza assoluta, di cui tanto si blatera e che pareva un diritto, non esiste. Ad aumentare la volontà e capacità di usarne bene ogni momento.

La chiusura in casa è stata assai diversa nelle molte situazioni. In generale c’è chi è stato solo e chi troppo accompagnato. Per tutti vale l’estrema ricchezza del sapere stare con sé, o dell’impararlo. Non si deve pensare che si è soli, ma che si è con sé, apprezzando la propria compagnia, portandoci a capire cosa pensiamo, cosa amiamo, facendo a noi stessi domande insolite, sforzandoci a rispondere con profonda sincerità.

Il virtuale. Questo è il problema. Comodo, certo. Ma emotivamente limitato. I rapporti virtuali espongono a illusioni. Togliere una dimensione su tre censura molto della comprensione. Dobbiamo sforzarci di vedere i limiti del virtuale, fra cui impigrirci, immiserire la conoscenza degli altri, mostrare solo ciò che vogliamo si comprenda di noi. Vedo tantissimi, giovani e no, affidarsi alle app per conoscere amici e compagni, e mi stupisco. Se una volta erano i disperati a scrivere per trovare incontri, ora sono anche ragazzi pieni di vita e di possibilità. Sarebbe molto opportuno che i ragazzi tornassero al vecchio modo di conoscersi, comprendendo i segnali che le persone danno dal vivo, e in video no.

Il progetto negato dalle chiusure anche improvvise ha influito sulla percezione del tempo, che a molti è parso uno scivolo senza fermate, ad altri una fermata perpetua. Ci siamo resi  conto di come la nostra vita sia scandita dagli impegni e dagli orari. Di come ll nostro presente sia proiettato a un futuro prenotato o comandato o concordato. Molti hanno bloccato le idee, insieme ai progetti. Dovremmo riuscire a inventare, sviluppare la creatività principalmente per il piacere di farlo, anche senza un preciso obiettivo…

La fiducia nelle autorità, politiche e scientifiche, è stata minata. Quella che restava intendo. Non so chi guidasse la comunicazione, ammesso che qualcuno la guidasse, ma è stata nociva anche più del Covid. Risultato: un aumento palpabile del pensiero magico. Del giudizio personale presuntuoso e disinformato. Una sfiducia generalizzata verso scienza e governanti, senza distinzioni. Ciò ha condotto a fidarsi di “alternative”,  alla vittoria dell’irrazionale, dell’emotiva suggestione, nell’illusione che sicurezza al 100X100 possa esistere.

Per ultimo, ila coscienza del valore dei soldi dovrebbe essere aumentata, anche in chi, soprattutto ragazzi, se li è sempre visti cadere dal cielo. Non voglio parlare del reddito di cittadinanza, però.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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