Diciamo la verità: nella vicenda coronavirus tutta la classe dirigente d’Italia si è dimostrata labile, contraddittoria, pasticciona. Vale per governo e opposizione, politici e scienziati, giornali & giornalisti. Che dire di Libero che passa in poche ore da Prove Tecniche di Strage ad Ora si Esagera? Su Salvini girano video impietosi: solita inquadratura da self-video, il 21 febbraio il “leader” proclama “Blindiamo, sigilliamo i nostri confini”; sei giorni dopo, il 27, con lo stesso tono invoca: “Aprire, tornare a correre, a lavorare”. Ma ce n’è per tutti: il sindaco di Milano ha lanciato per primo la parola d’ordine di “chiudere le scuole”. Adesso manda il video “Milano non si ferma”. Vale anche per il governatore Fontana, e per tanti altri.
Mattarella riesce a stare un po’ fuori dalla mischia perché adotta, giustamente, il tono ufficiale e curiale che si addice alla Presidenza della Repubblica. Ma dire che bisogna dar retta alla scienza è proprio il minimo del senso comune.
Il presidente Conte ha fatto la parte del primattore in questa tragicommedia. Deve essergli scattata una intuizione disastrosa: “Dicono che sono solo un mediatore, un punto di equilibrio tra contraenti litigiosi; un azzeccagarbugli che sopravvive solo perché non ha una forza sua ma riesce a impedire che la sua maggioranza – ieri gialloverde, oggi giallorossa – si sbrani? Gli farò vedere che so essere protagonista e decisionista”. E giù le 16 comparsate in TV su tutte le reti, in un clima da far pensare al Churchill dell’Ora più Buia.
Decisionisti non ci si improvvisa (chiedere a chi ha conosciuto e frequentato Craxi). In quarantott’ore siamo passati da accelerate pazze a frenate folli.
E’ la politica che manca in Italia. Ci vuol altro che raccattare un po’ di spiccioli per contributi al turismo, all’industria e al commercio messe in ginocchio dal virus. Quanto al decisionismo, lasciamo perdere. Basterebbe una moderata capacità di decidere, e di assumersi responsabilità fino in fondo.
Marco Volpati


