Wednesday, September 09, 2026

Arte & Cultura

Continua l’ascesa di ‘La laguna taceva’, ultima fatica letteraria di Graziella Lo Vano

Giugno 20, 2021

Pubblico e privato, in un clima di guerra. Quello della Grande Guerra, la guerra delle trincee, del dolore, dell’Italia da poco unità, ma già di nuovo così martoriata. Si tratta di “La laguna taceva”, altro romanzo di Graziella Lo Vano, docente di Sociologia ed Etica in corsi di riqualificazione aziendale. Nuova fatica letteraria di una scrittrice che ormai sta tanto spopolando. Ed è una preziosa e minuziosa ricostruzione storica, quella condotta da Graziella Lo Vano. Introduce alla lettura del romanzo, Giuseppina Paterniti, direttrice editoriale dell’offerta informativa della Rai. “Un’operache ci consente di conoscere uno dei periodi meno noti del percorso di unificazione del nostro Paese – afferma Giuseppina Paterniti -. E, al tempo stesso, un racconto molto privato che si snoda dentro le mura familiari e nelle relazioni amicali di un giovane di inizio ‘900, pieno di speranze e di valori, che considera la guerra ‘una bruttura’, pur dando il suo contributo, ma sempre alla ricerca dell’umanità e della solidarietà. I luoghi, sono quelli dell’alto Adriatico che, nel 1914, quando cominciano i fatti raccontati nel libro, avevano alle spalle un centinaio d’anni di occupazione tedesca. Molti degli abitanti di quei paesi e città, erano stati costretti a modificare il proprio cognome per cancellare le tracce dell’italianità, e la popolazione si divideva tra i sostenitori di questa identità – anche con l’adesione ai vari movimenti politici e culturali che fiorivano in Italia -, i filotedeschi e i neutrali che si tenevano lontani da qualunque dibattito”. Ed è in quelle terre di confine, che arriva il protagonista della storia, il tenente Luigi Rizzo. “Viene da molto giù, dal Sud Italia: quel Sud così diverso dal Nord – scrive Graziella Lo Vano – di un’Italia unita dallo stesso tricolore da qualche decina d’anni, ma contraddittoria, diseguale, in unmiscuglio di dialetti che non vuole saperne di parlare la stessa lingua nazionale: l’italiana.” Ed è attraverso il tenente Rizzo e le famiglie con cui intesse relazioni di amicizia, che un pezzo della storia del nostro Paese emerge con le lenti delle piccole cose, con la prospettiva di chi è costretto a lasciare i propri cari e di chi rimane ad aspettare, con i gesti che quella storia hanno contribuito a fare. Come lo sventolio del tricolore sulla guglia del campanile di Grado, ad opera di un gruppetto di ragazze e ragazzi, tra cui Giuseppina Marinaz, per segnalare ai bersaglieri che la città era libera. Perché il 28 giugno del 1914, è una data spartiacque. Vennero assassinati l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e la moglie Sophie Chotek von Chotkowa, “per milioni di uomini – scrive l’autrice – il corso dell’esistenza muterà … anche per Luigi Rizzo questo episodio modificherà il corso della sua vita. Intuisce che gli eventi bellici avranno ripercussioni per la sua nazione.” L’Italia in effetti, era sì entrata in guerra, ma da subito aveva evidenziato scarsità di mezzi di ogni genere. Non era una potenza economica e neppure militare. I mezzi dei quali fare conto, erano esigui e questo fu un altro motivo di titubanza iniziale nell’entrare in guerra.

Graziella Lo Vano

Diuominiinvecenedisponeva! – commenta Graziella Lo Vano -. Quante madri, mogli, figli, piansero a causa della guerra! La lotta fu aspra, lunga, di inverni trascorsi all’addiaccio nello stallo della trincea. E il governo, quando non ebbe più uomini in età regolamentare, aprì la chiama ai riservisti, ai capifamiglia avanti con gli anni e ai giovani sotto età, appena diciassettenni, che mai avevano visto fucile e impreparati, furono buttati di fronte al nemico, non ebbero neppure il tempo di mormorare ‘Cristo aiutatemi’, le madri non ebbero la consolazione di una tomba sulla quale versare lacrime”.Storie di guerra che portano lutti e dolore, e che si intrecciano con quella degli affetti, dell’amore per la giovane Giuseppina Marinaz, fino al matrimonio celebrato nei giorni della sconfitta ad opera dei tedeschi e degli austro-ungarici, che avrebbero preso possesso di Grado e a cui il giovane comandante, bloccato da una missione improvvisa, arriva in ritardo e trafelato in bicicletta. “La cerimonia fu essenziale. Dopo il sì degli sposi un breve saluto e i frettolosi auguri dei presenti. … Era arrivato il momento della separazione. Luigi secondo gli ordini, doveva restare per coordinare le operazioni di evacuazione del territorio; Giuseppina – come tutti gli altri civili – doveva andare via. I due giovani ritti sul pontile, come statue, si guardarono disperatamente.”Un racconto complesso e non banale che l’autrice, Graziella Lo Vano, ha scritto con originalità grazie ai colloqui con la figlia dell’ammiraglio Rizzo, Mina.

Graziella Lo Vano collabora col “Magazine” di New York di “America Oggi” e con il settimanale “Confidenze” della casa editrice Mondadori. Le sue opere sono state pubblicate anche in Sud America, in Argentina, oltre che in antologie, su tesi di laurea. Premiata in diversi concorsi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa, si è aggiudicata, tra gli altri, a Moena il 1° Premio per il racconto ‘26 maggio 1915’; a Messina, A.S.A.S.: 1° Premio con il romanzo ‘Da qui alla Merica’.

Alessandra Pirri

GiornaleMetropolitano.com, prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie le opportune verifiche volte all’accertamento del libero regime di circolazione per non violare i diritti d’autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell’uso di tale materiale, scrivete a [email protected]. La redazione stessa provvederà alla rimozione del sopracitato materiale.


Testata giornalistica registrata 11-12-2006 presso il Tribunale di Milano con il numero 746.

Designed by Ideacreativa.eu

SiteLock