Arte & Cultura
Arte, “La bicicletta di Leonardo”: i ricercatori ipotizzano che sia opera del suo allievo Salaì
La bicicletta di Leonardo da Vinci è uno schizzo che ritroviamo nel Codice Atlantico e falsamente attribuito a Leonardo da Vinci. Questo è uno dei tanti segreti sconosciuti nella compilazione dei manoscritti di Leonardo da Vinci. Durante il restauro del Codice Atlantico, i ricercatori italiani hanno scoperto l’illustrazione della bicicletta tra due pagine incollate. È estremamente semplice e porta la firma di Salaì, allievo di Leonardo da Vinci. I ricercatori ipotizzano che questo schizzo non sia stato realizzato da Leonardo da Vinci, ma sia stato disegnato dal suo apprendista in conformità a un modello nel suo studio.

Ma prima di andare un attimo in senso decrescente al tempo della nostra storia – ci esorta il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – è utile capire che Salaì è l’ironica contrazione di “Saladino“, quindi diavolo, poiché non fedele (all’amante Leonardo).
La FIAB Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta è un’organizzazione ambientalista. Lo statuto di tale organizzazione riporta come finalità principale la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico, in un quadro di riqualificazione dell’ambiente (urbano ed extraurbano), si legge sul sito – precisa Paolo Battaglia La Terra Borgese -, ed anche quest’anno «FIAB è in prima linea per portare nelle città centinaia di iniziative nella Settimana Europea della Mobilità per coinvolgere un numero sempre maggiore di persone, Enti, Aziende e Associazioni a porre attenzione al tema della Mobilità Sostenibile!».

Aderiscono quasi 200 sedi locali, sparse in tutta Italia. La Federazione ha lo scopo di promuovere l’uso della bicicletta sia come mezzo di trasporto quotidiano per migliorare mobilità e ambiente urbano, sia per la pratica dell’escursionismo in bicicletta, vale a dire di una forma di turismo particolarmente rispettosa dell’ambiente: il CICLOTURISMO.
Ma chi ha inventato davvero la bicicletta come noi la intendiamo?
Karl Christian Ludwig Drais von Sauerbronn – risponde Paolo Battaglia La Terra Borgese -, che congegnò la ruota anteriore sterzante, applicata come perfezionamento di una precedente invenzione del conte Mede de Sivrac, nota come celerifero.
Ma il primo ad aver concepito la bicicletta è l’autore del disegno a matita e carboncino risalente al 1.493, visionabile nel Codice Atlantico: un marchingegno a due ruote collegate da un’asse di legno; ed un manubrio per il controllo della direzione mediante l’appoggio delle mani; ed una specie di catena, per collegare i pedali alla ruota posteriore.

Nell’arte, pittorica, con la bicicletta, affascina e seduce e incanta Mario Sironi, nato a Sassari, col suo Il ciclista del 1916 – svela Paolo Battaglia La Terra Borgese -.
La vista parziale della ruota posteriore della bicicletta, si legge sul sito del Guggenheim – fa notare Battaglia La Terra Borgese – comunica il movimento in avanti del ciclista ed evoca un’illustrazione della “Gazzetta dello Sport“. La piacevolezza dell’opera dipende dall’impeto con cui Sironi applica la pittura a olio: pennellate brevi e vigorose per l’erba sulla destra, con colpi di bianco per suggerire i raggi della ruota, e strisce per la curva che si avvicina velocemente; pennellate ampie per la gamba tesa a sinistra e tocchi leggeri per quella a destra, a riposo.


