
Prosegue la serie di articoli a cura di Federica Mormando, a uscita settimanale, che spiegano come e perché agire al meglio con i bambini fin dalla nascita, per permetterne la buona formazione della mente e della persona, rispettando i tempi individuali.
Oggi il dono della concentrazione è piuttosto raro: i complici della distrazione ci avvolgono, dai multi-video ai rumori incessanti che ci si deve abituare a non ascoltare, al ping pong delle onnipresenti discussioni.
Per “addestrare” a concentrarsi è necessario imparare il silenzio, preparando la mente a percepire il mondo e se stessi. Nel silenzio accadono miracoli.

Ecco il gioco del silenzio, che si può fare con un solo bambino, con più bambini, con una classe intera, ed è una preziosa scoperta.
Spesso i bambini, se non abituati, hanno paura del silenzio: lo avvertono come fosse un vuoto, nella mancanza dei suoni, rumori, movimenti che riempiono la loro vita.
Infatti il silenzio è anche immobilità.
Soltanto con l’esempio si può insegnare il silenzio della voce e del corpo, ed è importante abituarvi i bimbi fin da piccolissimi.
Abituiamo i bambini e anche noi stessi a scoprire pian piano che il silenzio non è vuoto, che è ricco di suoni, rumori, fuori e dentro di noi che normalmente non avvertiamo, non ascoltiamo.
In un primo tempo si può creare un momento speciale, ad esempio in braccio a mamma o a papà, in cui si fermano i movimenti e le parole e si dedicano alcuni attimi ad ascoltare tutte le emozioni che si provano. Bisogna dirlo: stiamo zitti e fermi…fino a che non si è ottenuta la perfetta immobilità e il totale silenzio.
Bisogna trovare una posizione comoda e fermare ogni minimo movimento: fermare i piedi, le braccia, il busto, la testa. Parliamo a voce bassa, sussurrando le parole: “ascolta, puoi sentire il tuo cuore che batte”, “senti il tuo respiro … proviamo a respirare senza far rumore”; e poi i suoni vicini e lontani: le lancette dell’orologio o il cinguettio di un uccellino.

Poco a poco i bambini imparano a diventare sempre più fermi e zitti, e il silenzio diventa un momento di pace, serenità, concentrazione. I suoni troppo forti risuonano allora sempre più fastidiosi e sgradevoli. Si abituano i bimbi a muoversi senza far rumore, a prendere e posare oggetti con delicatezza. A trovare nel silenzio la capacità di controllare il proprio corpo e di comprendere l’utilità e lo scopo dei movimenti volontari.
Di giorno, dal silenzio assoluto si passa a sussurrare qualche parola, e sussurrando si può fare tutto un discorso.
La sera, il gioco del silenzio può diventare un piccolo rito cui dedicare qualche minuto: ci si siede, si resta immobili, poco a poco i rumori della casa si delineano chiari, si ascoltano con attenzione invece di darli per scontati. Si impara a parlare a voce bassa, in modo che ci voglia attenzione per ascoltare. E a voce bassa si racconterà la storia della buona notte: il silenzio prepara alla quiete del sonno.
Ora conteremo fino a dodici
E tutti resteranno fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra
Non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.
(Pablo Neruda)
Silenzio è una finestra aperta a tutto, anche allo spazio creativo, come sa Simonetta Marchesi, che ne ha fatto un libro: ”Al dilà…”
Federica Mormando
psichiatra psicoterapeuta pres.Eurotalentitalia e Human Ingenium
Luisa De Ponti
matematica, specialista in metodo montessoriano


