
Prosegue la serie di articoli a cura di Federica Mormando, a uscita settimanale, che spiegano come e perché agire al meglio con i bambini fin dalla nascita, per permetterne la buona formazione della mente e della persona, rispettando i tempi individuali.
Troppo spesso i bambini sono stimolati o obbligati a fare sport e attività fisiche in generale, mentre assai di rado sono condotti per mano a addentrarsi nelle arti. Grave errore! È la cultura il grande serbatoio di energia e di capacità di sopravvivere alle vicissitudini. Sono la metafora poetica, la melodia musicale, lo sfogo dei pennelli a permettere uno sprazzo di libertà, di espressione, di ricchezza sia nel produrre sia nel godere delle produzioni altrui.
E quando il fisico declina, quando un dolore ci piega, quando non ci sono i mezzi per soddisfare i desideri materiali, è questa ricchezza a invadere l’anima e ravvivare la vita.
Oggi parleremo della musica, fin da piccoli. Un ammonimento: non dare ai bambini gli imprecisi strumentini giocattolo, né permettere di pestare su tasti o arruffare corde disordinatamente. La musica e i suoi strumenti esigono rispetto, e questo è da insegnare subito. Uno strumento deve essere suonato, mai pestato.
E neppure indugiare sui corsi di musica che fino a cinque-sei anni si limitano a far battere il tempo in più modi. L’intonazione e la melodia vanno regalate subito.

Non è questo il luogo per parlare della complessità neurofisiologica dell’ascoltare e fare musica, basti annotare che la musica coinvolge i due emisferi cerebrali e che la sua presenza è importante in generale nei processi cognitivi.
Ed ecco i campanelli del metodo montessoriano: fiabeschi, argentini, incantati portatori di note.
Sono costituiti da due serie, corredate con due martelletti di legno. La prima di otto campanelli bianchi, sette note della scala centrale e il primo della successiva ottava, più cinque campanelli neri (le note cromatiche); la seconda, formata dalle stesse note, con campanelli marroni tutti uguali che si distinguono tra loro solo per il suono.
Fin dai due-tre anni si può iniziare a far ascoltare e suonare le note. Con assoluta levità e precisione, nel silenzio, si fa vibrare un campanello. Quando l’eco della vibrazione si spegne si ripete, e lo si fa poi ripetere, con grande attenzione a che il tocco cl martelletto sia delicato. Se i bambini si interessano si può ripetere – lentamente – per tutta la scala. Bisogna che i bambini ascoltino con attenzione il magico suono. Se non succede, si ripongono i campanelli e si ripete qualche giorno dopo. Bisogna che l’adulto stesso sia incantato dal suono argentino, perché i bambini ne siano a loro volta incantati.
Poi si inizia con l’appaiamento: all’inizio pochi suoni, solo due, ad esempio il do e il sol. Si pongono sul tavolino i due campanelli bianchi e i corrispondenti marroni. Si batte il primo campanello bianco e, dopo aver ascoltato attentamente, si cerca lo stesso suono tra i campanelli marroni. Non servono parole: solo il silenzio per ascoltare. Quando l’appaiamento è avvenuto, ecco che possiamo usare la voce per cantare solo l’altezza del suono trovato, col nome della nota: “Doooo….” (per il campanello bianco), “Dooo” (per il suo compagno marrone). E via via per le altre note.
Infine, piccole melodie da suonare: ad esempio…do-mi-sool/sol-mi-doo…
E magar intonare!
Poi…ci vuole una persona competente, per andare avanti
Federica Mormando
psichiatra psicoterapeuta presidente Eurotalentitalia e Human Ingenium


