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A novembre riflettori accesi in tutto il mondo sul tumore allo stomaco. Intervista a Ugo Elmore specialista del settore

Novembre 28, 2023

Ricercatori, medici e associazioni di tutto il mondo dedicano il mese di novembre alla conoscenza del tumore allo stomaco così da incentivare la prevenzione e migliorare le cure.
Esperto di questa patologia, che colpisce in Italia circa 15 mila nuovi pazienti all’anno, è il dottor Ugo Elmore, direttore del Programma strategico di Chirurgia oncologica e mininvasiva dell’apparato digerente e del peritoneo all’Ospedale San Raffaele di Milano e docente presso l’Università “Vita-Salute”.
Lo abbiamo intervistato.

Tumore allo stomaco

Dottor Elmore, basta un mese per far conoscere le caratteristiche di questo tipo di tumore?
Assolutamente no, perché, nonostante la mortalità si stia riducendo, si arriva a una diagnosi ancora troppo tardi, in una fase avanzata della malattia che è subdola”.
– Ci sono dei sintomi che devono allarmare?
Sì, un dolore persistente spesso associato a nausea, un calo di peso non volontario, una forte stanchezza, Tra le vittime illustri di questo cancro, c’è l’Imperatore Napoleone che, secondo le indagini dell’Istituto di patologia dell’ospedale universitario di Basilea, aveva perso peso (lo provano le taglie decrescenti dei suoi pantaloni conservati ) e aveva sofferto di una infezione cronica sostenuta da Helicobacter Pylori che è un fattore predisponente l’insorgenza di ulcera gastrica e di conseguenza aumenta il rischio di sviluppare un tumore allo stomaco“.
– Altri segnali?
Il calo dei valori dell’emoglobina, e delle feci scure sono campanelli d’allarme che è bene cogliere senza indugi”.

Ugo Elmore

– La chirurgia è risolutiva?
La chirurgia ha un ruolo fondamentale, oggi siamo in grado di procedere con tecniche mininvasive che hanno ottimi risultati in caso di tumori non avanzati.  Per questo il ruolo di noi chirurghi non è esclusivo. Ci sono casi in cui è necessario, prima di intervenire, di procedere con la chemioterapia, con farmaci immunoterapici specifici che consentano di ridurre la massa tumorale e migliorare la sopravvivenza a distanza”.
– E nel caso di metastasi al peritoneo?
“Tempo fa questi erano casi ritenuti incurabili, oggi, invece, ci sono centri specializzati, come quello in cui ho l’onore di lavorare al San Raffaele, in cui affrontiamo questa delicata situazione. La combinazione di chirurgia e trattamenti chemioterapici locali hanno migliorato la sopravvivenza preservando il più possibile la qualità di vita dei nostri pazienti”.

Alessandra Rissotto

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