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Coronavirus, riprende l’attività chirurgica all’ospedale di Sesto San Giovanni

Maggio 07, 2020

Il calo dei ricoverati per Covid-19 ha permesso la parziale riapertura delle sale operatorie all’ospedale di Sesto anche per gli interventi chirurgici non urgenti. La competenza tecnica si unisce ad alte misure di sicurezza

Più auto al semaforo, persone per strada, bambini al parco, ma non solo. Il rientro alla normalità dopo il ciclone Coronavirus passa anche per la ripresa dell’attività chirurgica non urgente. Gli ospedali della ASST Nord Milano tornano infatti a garantire le prestazioni che per tante settimane sono state, appunto, rimandate, riprogrammando gli interventi chirurgici maggiori e quelli non procrastinabili oltre certi limiti di tempo. Sono segnali di una ripresa coraggiosa, pronta a tutelare a 360 gradi la salute dei cittadini, nella consapevolezza che il virus è ancora tra noi e ci resterà per un po’. Per otto settimane, già da prima che la Lombardia fosse dichiarata zona rossa, l’attività chirurgica dell’ospedale di Sesto San Giovanni e del Bassini di Cinisello Balsamo è stata limitata alle sole emergenze-urgenze. Nel periodo del lockdown i due centri sono stati Covid-oriented, per rendere disponibili rianimatori, anestesisti, infermieri specializzati e spazi a disposizione dei pazienti più gravi affetti da Sars-Cov-2.

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Camera operatoria

CHIRURGIA NUOVAMENTE PER TUTTI

Adesso, però, i due Centri tornano a rivolgersi a tutti: ai malati di tumore che devono subire un intervento importante, ai pazienti non oncologici ma che necessitano un operazione chirurgica per una malattia di rilievo e a coloro che non possono attendere troppo prima di essere operati. Una notizia rassicurante, a fronte della previsione dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma, secondo la quale almeno un milione di malati in tutta Italia hanno avuto il ricovero rimandato per Covid. Ne abbiamo parlato con il dottor Mauro Longoni, direttore del Dipartimento Chirurgico ASST Nord Milano, che contattiamo proprio fuori dall’Ospedale Bassini di Cinisello. «Il calo dei ricoverati ha permesso di avere posti disponibili sia per programmare aree di degenza chirurgica Covid free, ossia libere da contagio, sia per riorganizzare una sezione di terapia intensiva “pulita” negli ambienti fino a poco tempo fa esclusivi per i pazienti con Coronavirus» ci spiega. «Così, da lunedì 4 maggio ha ripreso l’attività chirurgica dell’ospedale di Sesto, aperta a tutti. Si riprendono interventi non solo in urgenza, ma anche operazioni complesse come quelle oncologiche, nella sicurezza di garantire a questi soggetti più fragili la permanenza in una terapia intensiva sicura, non contaminata e in un reparto di degenza altrettanto protetto dal rischio infettivo». In questa prima fase l’ospedale di Sesto, più contenuto, con meno specialità critiche, è stato ritenuto facilmente sanificabile, anche se mantiene un unico, necessario reparto Covid che è però perfettamente isolato. Al momento, a Sesto sono attivi anche i reparti di Pediatria e di Ostetricia con tantissimi nuovi nati in un ambiente adeguato e sicuro.  Anche per gli interventi non urgenti sono garantite le misure di rischio nel miglior modo possibile. In un futuro il più vicino possibile, la ASST Nord Milano si augura di rendere disponibile anche l’ospedale Bassini di Cinisello, più grande quindi più adatto ad accogliere un maggior numero di pazienti in elezione e in urgenza, di tutte le specialità, per riprendere la maggiore attività chirurgica possibile.

SICUREZZA GARANTITA IN OSPEDALE

Quanto sono sicuri gli ambienti ospedalieri? Da Nord a Sud in Italia, ma un po’ ovunque nel mondo, al tempo del Coronavirus in tanti hanno evitato di andare in ospedale per timore di contagio. Aggiunge il dottor Longoni: «È comprensibile che, dopo oltre due mesi di bombardamento mediatico con notizie allarmanti, un cittadino si chieda se possa fruire con sicurezza di un centro che solo due settimane fa era prevalentemente dedicato al ricovero per Covid-19. La risposta, anche se prudente, è sì, si può tornare con tranquillità». Va precisato certamente che nessun ospedale è in grado, oggi, di garantire la totale assenza di rischio. Non sarebbe scientificamente corretto dichiararlo. Questo però accade per l’altissima contagiosità del Sars-Cov-2, non per l’inadeguatezza di ospedali che garantiscono un rischio minimo, grazie a misure di prevenzione complesse e meticolose. L’obiettivo è proprio recuperare un essenziale rapporto di fiducia con il cittadino utente che troverà, oltre alla competenza chirurgica, la gestione necessaria per evitare qualsiasi rischio infettivo. Perché il rischio è sceso, ma c’è ancora e gli esperti sono in una situazione di semi-allerta, pronti ad affrontare qualsiasi nuova emergenza.

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Mauro Longoni

L’ITER PER CHI DEVE ESSERE OPERATO

E per chi aveva programmato un intervento, poi rimandato? È l’ospedale stesso a contattare i pazienti che sono già in lista d’attesa e che hanno già effettuato tutti gli esami di stadiazione della malattia. Dopo un colloquio con tutte le ovvie misure di precauzione, si assicura che sussistono le condizioni ambientali di sicurezza e si illustrano anche i potenziali rischi, che restano comunque minimi. Il pre-ricovero è organizzato per pochi pazienti alla volta, che non entrano in contatto tra di loro e seguono un percorso chirurgico assolutamente protetto. Prima si effettua il tampone rino-faringo, poi la TAC senza contrasto ai polmoni che sono l’organo bersaglio del Coronavirus. Quindi, confermata l’assenza di un infezione in atto, si procede al ricovero in un ambiente Covid free. Particolare attenzione si dedica agli interventi assolutamente urgenti, per esempio nei soggetti con peritonite che non possono attendere l’iter del pre-ricovero. «In questi casi si effettua il ricovero in una delle nostre “aree grigie”, in camera singola, con operatori dotati di tutte le protezioni più adeguate per garantire la sicurezza al paziente», conclude il dottor Longoni. «In seguito alla caratterizzazione virologica, i soggetti positivi vengono trasferiti nel reparto Covid oppure in una terapia intensiva Covid, se invece risultano negativi sono ricoverati nelle zone Covid-free». Così si scongiura il rischio di contagio anche nei ricoveri in estrema urgenza.

Anche il sindaco di Sesto Roberto Di Stefano ha espresso la sua soddisfazione dichiarando: “Una bella notizia che arriva dall’Ospedale di Sesto San Giovanni: giovedì scorso è stato dimesso l’ultimo paziente Covid dalla terapia intensiva. Così, dopo 50 giorni di stop forzato dovuto all’emergenza, lunedì è stato possibile eseguire il primo intervento chirurgico programmato. Lentamente la pressione sugli ospedali comincia ad allentarsi (ma non cantiamo vittoria e continuiamo a rispettare le regole!) e non posso che ringraziare il fantastico personale sanitario che sta lottando giorno e notte contro il coronavirus. Grazie!”

Roberta Raviolo

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