Monday, September 21, 2026

Società

La salute di chi serve lo Stato: prevenzione e tutela al centro del convegno UNMS “Il dovere di Stare bene”

Settembre 21, 2026

La tutela di chi quotidianamente opera al servizio dello Stato non può limitarsi all’intervento successivo alla comparsa di una patologia o di un danno: deve partire dalla prevenzione, dalla capacità di riconoscere tempestivamente il disagio e dalla costruzione di una cultura autentica del benessere.

È attorno a questo principio che si è sviluppato, domenica 20 settembre, il convegno “Il dovere di stare bene – Prevenire le patologie stress-correlate nelle Forze Armate e di Polizia”, organizzato dalla Sezione provinciale di Viterbo dell’Unione Nazionale Mutilati per Servizio presso il Centro Congressi Nando al Pallone di Vitorchiano.

L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, professionisti della sanità, esponenti del mondo accademico e dell’associazionismo, offrendo una riflessione multidisciplinare su un fenomeno che interessa in maniera particolare gli appartenenti alle Forze Armate e alle Forze di Polizia, chiamati frequentemente a confrontarsi con condizioni operative caratterizzate da elevate responsabilità, esposizione al rischio, eventi traumatici e pressioni psicofisiche prolungate.

L’apertura della giornata è stata affidata all’esecuzione dell’Inno nazionale, cui ha fatto seguito un momento di raccoglimento in memoria dei Caduti delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, delle vittime del dovere e di quanti hanno sacrificato la propria vita nell’adempimento del servizio.

Il primo indirizzo di saluto è stato rivolto dal sindaco di Vitorchiano, Ruggero Grassotti, nella veste di padrone di casa istituzionale.

Sono successivamente intervenuti il cav. uff. Francesco Ruggiero, presidente della Sezione provinciale UNMS di Viterbo e promotore dell’iniziativa, e il Col. Angelo Vesto, presidente regionale UNMS Lazio.

Dagli interventi è emersa con chiarezza la volontà dell’Unione di affiancare alla storica funzione di assistenza e tutela dei propri associati una crescente attenzione alla prevenzione, nella consapevolezza che la protezione di chi serve le istituzioni debba iniziare prima che il disagio evolva in una condizione patologica conclamata.

Particolarmente significativa è stata la partecipazione di rappresentanti del mondo istituzionale, accademico, medico e professionale.

Tra i presenti il sindaco di Soriano nel Cimino, Roberto Camilli; l’avv. Alessandra Troncarelli, consigliera comunale di Viterbo; il prof. avv. Andrea Genovese, professore ordinario di Diritto privato presso l’Università degli Studi della Tuscia; il dott. Antonio Maria Lanzetti, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Viterbo; e la dott.ssa Assunta De Luca, direttrice sanitaria aziendale della ASL di Viterbo.

L’avv. Alessandra Troncarelli ha rivolto ai partecipanti un proprio indirizzo di saluto, evidenziando l’importanza dell’iniziativa e la necessità che le istituzioni continuino a riservare particolare attenzione alla salute e al benessere di quanti svolgono quotidianamente funzioni al servizio della collettività.

Alla giornata sono giunti anche diversi messaggi istituzionali da parte di autorità impossibilitate a presenziare personalmente. È stato innanzitutto letto il contributo di Giulio Menegali Zelli Iacobuzi, consigliere regionale del Lazio e presidente della VIII Commissione consiliare permanente “Agricoltura e ambiente” del Consiglio regionale del Lazio. Sono seguiti il messaggio dell’on. Mauro Rotelli, presidente della VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati, e quello del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli.

Testimonianze che hanno confermato l’attenzione del mondo istituzionale verso una materia che, pur riferendosi in modo diretto agli uomini e alle donne in uniforme, coinvolge più ampiamente il dovere dello Stato di garantire adeguati strumenti di protezione a coloro ai quali affida responsabilità particolarmente impegnative.

La parte scientifica del convegno ha visto il contributo di specialisti appartenenti a differenti discipline.

Il dott. Sergio Belsanti, psichiatra, ha analizzato le manifestazioni e le conseguenze psichiatriche delle condizioni stress-correlate, soffermandosi sugli effetti che l’esposizione a eventi traumatici, la pressione continuativa e specifiche situazioni operative possono produrre sull’equilibrio psicofisico della persona.

La dott.ssa Monia Cosimi, psicologa e psicoterapeuta, ha affrontato il fenomeno dal punto di vista psicologico e terapeutico, richiamando l’importanza della prevenzione, dell’individuazione precoce dei segnali di sofferenza e del superamento di quelle resistenze culturali che, soprattutto nei contesti fortemente improntati al senso del dovere e della responsabilità, possono ancora ostacolare la richiesta di sostegno.

Il dott. Carlo Maria Stazi, cardiologo, ha invece illustrato le ripercussioni dello stress sull’organismo, con particolare riferimento all’apparato cardiovascolare, sottolineando la stretta interconnessione esistente tra equilibrio psicologico e salute fisica.

Ne è scaturita una lettura unitaria del fenomeno: lo stress non può essere ridotto a una percezione individuale né considerato una componente inevitabile e irrilevante dell’attività lavorativa. Deve, al contrario, essere riconosciuto, valutato e affrontato attraverso adeguati strumenti preventivi.

A concludere il ciclo degli interventi specialistici è stata la dott.ssa Assunta De Luca, direttrice sanitaria aziendale della ASL di Viterbo, che ha sviluppato una riflessione articolata sul rapporto tra sistema sanitario, cittadino e realtà associative.

La direttrice sanitaria ha manifestato la vicinanza dell’Azienda sanitaria alle associazioni e alla cittadinanza, richiamando la funzione degli enti sanitari non soltanto nella cura delle patologie già manifestatesi, ma anche nella prevenzione, nella presa in carico e nella realizzazione di percorsi assistenziali capaci di accompagnare concretamente la persona.

Il suo intervento ha affrontato la materia con un approccio insieme clinico, tecnico e amministrativo, unendo la sensibilità propria del medico all’esperienza di chi è chiamato a organizzare e governare strutture e servizi sanitari. Una prospettiva che ha consentito di mettere in relazione i contenuti scientifici sviluppati dai relatori con le esigenze organizzative di un sistema sanitario sempre più orientato alla centralità della persona e alla continuità delle cure.

Uno spazio specifico è stato dedicato anche alle questioni previdenziali e assistenziali, con il contributo di Annarita Aquilani, consulente UNMS in materia previdenziale.

Alla riflessione ha inoltre preso parte il presidente in carica del Rotary Club Roma Quirinale, che ha portato il contributo del mondo rotariano e della società civile sui valori del servizio, della solidarietà e dell’attenzione alla persona, assicurando il sostegno del Club alle attività della Sezione provinciale UNMS di Viterbo.

La varietà delle professionalità e delle istituzioni rappresentate ha costituito uno degli aspetti maggiormente qualificanti dell’incontro: medicina, psichiatria, psicologia, previdenza, università, amministrazioni pubbliche e associazionismo hanno concorso a delineare un approccio unitario a una problematica che, per sua natura, non può essere affrontata secondo logiche settoriali.

Uno degli obiettivi della giornata è stato proprio quello di superare una visione esclusivamente riparatoria della tutela. Cause di servizio, riconoscimento dello status di vittima del dovere, valutazioni medico-legali e prestazioni previdenziali costituiscono strumenti essenziali di protezione, ma intervengono prevalentemente quando un danno si è già prodotto.

La prospettiva emersa dal convegno guarda invece a una fase precedente: sviluppare strumenti culturali e organizzativi in grado di intercettare i primi segnali di sofferenza, intervenendo prima che questi si trasformino in patologia.

In tale contesto, chiedere sostegno non dovrebbe essere interpretato come espressione di fragilità, bensì come un comportamento responsabile nei confronti di se stessi, delle proprie famiglie, dei colleghi e dell’Amministrazione di appartenenza.

Perché dietro un’uniforme rimane sempre una persona.

Una persona alla quale le istituzioni richiedono disciplina, capacità di scelta, equilibrio, disponibilità e, in determinate circostanze, persino l’assunzione personale del rischio. Proprio per questa ragione la tutela non può cominciare soltanto dopo che quella persona si è ammalata o ha subito un danno.

La responsabilità collettiva consiste anche nel fare in modo che chi serve lo Stato non venga lasciato solo ad affrontare le conseguenze, talvolta silenziose, del proprio servizio.

È questo il senso della riflessione che ha concluso la giornata: “Servire lo Stato è un dovere; prendersi cura di chi lo serve è una responsabilità collettiva”.

Proteggere la salute, la dignità e l’equilibrio degli uomini e delle donne chiamati quotidianamente a servire la Repubblica significa, in definitiva, rafforzare le stesse istituzioni delle quali essi costituiscono una componente essenziale.

Maria Luisa Cesetti

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