Il Duomo di Forlì affollato come nelle giornate delle grandi celebrazioni: a richiamare tanto pubblico è il Crocifisso che campeggia sull’altare maggiore.

Nella penombra delle navate, la luce che lo illumina lo rende ancora più imponente e misterioso.
Non è il Cristo sofferente che la tradizione occidentale imparerà a conoscere nei secoli successivi.
“È un’opera databile alla fine del dodicesimo secolo – ci dice Gianfranco Brunelli, direttore “Grandi mostre San Domenico” – ma anche le attribuzioni di data sono molto difficili perché non esistono documenti, è comunque un manufatto molto importante perché testimonia di un’epoca di passaggio dal mondo bizantino verso un naturalismo che si svilupperà nel tredicesimo secolo”.
La presentazione di questo crocifisso ligneo rientra nella rassegna d’arte “Un’opera al mese” voluta dal Comune di Forlì.
“Ho inserito in catalogo il Crocifisso del Duomo perché contrasta con lo stereotipo Medioevo sinonimo di secoli bui, questa invece è un’opera luminosa e straordinariamente moderna – aggiunge Stefano Benetti, dirigente e curatore della rassegna – che vive non nel Vangelo ma nella contemporaneità”.


Grazie alla gentilezza tutta romagnola del settore cultura e turismo del Comune, ho potuto vedere da vicino l’uomo in croce che cattura con i suoi grandi occhi aperti quelli di chi lo guarda con stupore.
“ Questo Crocifisso appartiene al genere Cristus triunphans, – racconta Brunelli – fin dal quinto secolo il cristianesimo lo rappresentò così con occhi in cui si fonde la Passione con la Resurrezione.
Alessandra Rissotto



