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Il ministro Bonafede sconfessa l’Odg: niente foglio rosa per i giornalisti pubblicisti, accolto il ricorso dei consiglieri Baiguini e Franchina
I consiglieri nazionali dell’Ordine dei Giornalisti Angelo Baiguini (Lombardia) e Santino Franchina (Sicilia), grazie ad un esposto presentato al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, hanno vinto la loro battaglia contro le disposizioni poco chiare riguardanti l’iscrizione all’albo professionale dei giornalisti pubblicisti. La risposta del Ministero della Giustizia sconfessa in maniera netta e definitiva le regole con cui il Consiglio Nazionale dell’Ordine nella seduta tenutasi il 28-1-2020 aveva di fatto stravolto l’iscrizione per i giornalisti pubblicisti, inventando la presunta esistenza di un “foglio rosa” risultato non regolare. Il Movimento Liberi Giornalisti, che è stato tra i primi a sollevare il caso, esprime soddisfazione e ringrazia per la decisione presa il ministro Alfonso Bonafede e il Ministero della Giustizia. Ecco di seguito il servizio pubblicato oggi sul sito dell’Agenzia di Stampa” Prima Pagina News “ :

“In merito a questa delibera si ritiene opportuno evidenziare che con il provvedimento di che trattasi si forniscono ulteriori linee guida per l’iscrizione all’Albo con l’istituzione di quello che viene definito un “foglio rosa” per gli aspiranti pubblicisti.

Tale provvedimento prevede che gli Ordini regionali che ricevono le domande di iscrizione all’Elenco dei Pubblicisti, dall’1 aprile p.v., devono istituire un registro degli aspiranti Pubblicisti in totale difformità di quanto previsto dalla Legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti n. 69/1963 (art 35 ) e dall’art. 41 del DPR N. 115/1965, che indicano in modo chiaro e netto quali sono i documenti necessari per l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti- Elenco Pubblicisti. Nuove linee guida, si impone una modalità di accesso totalmente difforme e contrastante con le normative vigenti stabilendo che l’interessato dovrà comunicare l’inizio della propria attività all’Ordine regionale competente che provvederà poi ad iscriverlo nel “Registro degli aspiranti pubblicisti”, hanno specificato i due consiglieri nazionali dell’Ordine.

Per quella che viene definita una “comunicazione” si prevede perfino che gli Ordini regionali possono imporre eventuali diritti di segreteria”. E’ chiaro che a giudizio di Baiguini e Franchina “Il documento approvato dal Consiglio Nazionale rappresenta una sorta di autoriforma dell’accesso dei Pubblicisti all’Albo che, aggirando le norme vigenti, impongono di fatto nuovi criteri che solo il legislatore avrebbe potuto riformare.

A tale riguardo si ritiene opportuno evidenziare che tale “disciplina” (così viene definita nell’ultimo comma del documento) si applica addirittura con effetto retroattivo e cioè anche agli aspiranti pubblicisti che hanno iniziato la loro attività dall’1-1-2019”.
I due consiglieri nazionali nell’esposto al Ministro aggiungono un dato di grande rilevanza territoriale e segnalano al Ministro Bonadfede che alcuni presidenti di Ordini regionali “hanno affermato che non terranno conto della nuova “disciplina” e continueranno pertanto ad iscrivere i pubblicisti osservando tutto quanto previsto solo dalla legge istitutiva dell’Ordine.
Ciò aggiungerà elementi di disparità di trattamento tra residenti in diverse regioni aumentando le già numerose diversità esistenti in termini di costi, numero di articoli e retribuzioni minime richiesti per le iscrizioni dei Pubblicisti in sede regionale. Per esempio, in alcuni Ordini regionali è necessario dimostrare un guadagno minimo nel biennio di 5.000 euro mentre in alcuni Ordini sono sufficienti 800 euro di retribuzione.
Diverse anche le spese di segreteria già imposte in sede regionale che variano da 100 a 450 euro”. Sulla base di queste motivazioni si chiede quindi un intervento del Ministro perché venga ripristinato il vecchio regolamento. A questa protesta-denuncia “al fine di verificare l’esistenza di vizi di legittimità nella nuova disciplina”, il Ministero di Grazia e Giustizia ha ora risposto dando piena ragione all’esposto presentato da Franchina e Baiguini contro il Consiglio Nazionale dell’Ordine e ripristinando le vecchie regole


