“Quel che gli occhi non vedono” è il libro che Alberto Diaspro, direttore del Dipartimento di Nanotecnologie dell’IIT di Genova, ha pubblicato con Hoepli, storica casa dell’editoria di scienza e tecnica; un testo concepito e scritto prima che esplodesse la minaccia globale del Covid-19. Diaspro ha lavorato attorno alla microscopia per una vita intera: le nanoscienze, l’infinitamente piccolo, sono il suo regno. Un mondo che lui ci racconta, con toni a tratti immaginifici, e talvolta riferimenti dotti, ma anche pop, alla musica, allo spettacolo, alle arti figurative. E ci mostra con quali passaggi e progressi la microscopia ha contribuito, tra l’altro, alla diagnosi e alla cura delle malattie.

E’ dai tempi di Galileo che si utilizzano lenti per potenziare le vista umana; il telescopio e il microscopio sono, per così dire, cugini. Alla base ci sono vetri a superficie curva, e poi la luce – “quella dell’arcobaleno” appunto, la luce naturale che conosciamo – senza cui non potremmo scorgere né l’enormemente lontano, né l’infinitamente piccolo.
A occhio nudo si arriva a distinguere il particolare di un decimo di millimetro. Con il microscopio ottico si arriva a ingrandimenti anche 500 volte superiori. E’ così che è maturata la scoperta che piante e animali sono agglomerati di cellule. E che i liquidi sono abitati da “animaletti”, che prenderanno il nome di microbi, protozoi e batteri.
Ci vorranno più di tre secoli per riuscire a mettere a fuoco, oltre alle cellule, le molecole e persino i singoli atomi. E qui Diaspro si diffonde a spiegare tecniche diverse e sempre più raffinate per vedere bene dentro la materia, soprattutto la materia vivente. Alla medicina serve, infatti, indagare sui tessuti umani non solo, come all’origine del microscopio, prelevandone piccole fette da appiccicare ai vetrini; serve vederli dal vivo, senza danneggiarli, per studiare quel che si muove e si modifica dove l’occhio non vede.
Protagonista è costantemente la luce, che viene in qualche modo “piegata” e sfruttata con applicazioni diverse. Talvolta è luce polarizzata o proiettata di lato. E poi entrano in campo altre metodiche, difficili da capire per i profani, basate su lunghezze d’onda, contrasto, rifrazione, diffrazione, luminescenza, fluorescenza, eccitazione con fotoni. Approcci differenti che permettono di evidenziare particolari sempre più minuti. Per esempio, usando il computer, si può mettere a fuoco meglio un’immagine (un po’ come facciamo quando miglioriamo gli scatti digitali delle nostre foto private), e si combinano numerose “fette” di immagine per costruire una visione tridimensionale.
Lo scopo è accorgersi se le cellule si spostano e danno corpo a un tumore; o verificare se un farmaco sta raggiungendo proprio le cellule sulle quali deve agire.
Diaspro ci racconta ancora che nuove frontiere della microscopia si stanno esplorando. Che grazie all’intelligenza artificiale si potranno cercare risposte diagnostiche confrontando, per così dire “in diretta”, le immagini del microscopio con il materiale e le ipotesi già accumulate nella memoria collettiva di medici e scienziati. Un approccio multiplo, flessibile, che permette di provare tecniche di evidenziazione diverse, individuando quelle che meglio forniscono l’informazione utile alla diagnosi e alla cura.
Marco Volpati


