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Fuoco amico

Febbraio 04, 2020

La svalutazione delle intelligenze non si arresta, salvo innalzar bandiere di orgogliosa festa se qualcuno isola un virus, operazione che ai non esperti appare da bacchetta magica.

Constatare l’esistenza di persone “ad alto potenziale cognitivo”, in particolare bambini vittime di scuole indifferenti, oscurata nei decenni dell’uguaglianza ad ogni costo, oggi sta divenendo addirittura di moda. Un progresso? Non ne sono certa. Ci si industria infatti a voler dimostrare e soprattutto mostrare che questi baciati dalla dea del cervello in realtà sono affetti da molteplici malanni, fra i quali spicca quello chiamato Asperger. Anche a dispetto dei numerosi segnali citati dai testi sacri, si va mormorando addirittura che tutti i superdotati intellettivi ne siano afflitti. L’Asperger, come lo spettro autistico, è un disturbo Pervasivo dello Sviluppo che si rivela da una sfilza di sintomi, tra i quali primeggiano diverse difficoltà di relazione. Ed ecco che se non ti piacciono i tuoi compagni, se non chiacchieri a tutto spiano e non saltelli come una girandola sei a rischio, se non di Asperger, di diagnosi di Asperger. (Benchè sia noto, oltre che ovvio, che chi è molto più intelligente, veloce, complesso nel ragionare, non sintonizza facilmente coi coetanei). Per non parlare dell’abbondanza di dislessie, disgrafie, discalculie testate, anche se a leggere bene e a scrivere con gioia a scuola non sempre si impara, e tanto meno appiccicati agli schermi fin da neonati. E – come ben spiega Lamberto Maffei nel prezioso libro “Elogio della parola” – neppure si impara a parlare e comunicare.

Non è questa la sede per disquisire sui segnali indicati dai sacri testi, benché sia opportuno rilevare che, a parte gli evidenti casi davvero patologici, la valutazione del “tanto” o “poco” sia parecchio lasciata all’interpretazione di chi sentenzia, anche perché un parametro certo, che combini tutte le variabili che sottendono alla nostra socievolezza, non c’è. Rilevo invece che nulla è cambiato. Questa corsa alla patologia, altro non è che un’espressione contemporanea del desiderio di sminuire, svilire, le persone più intelligenti, più magari degli stessi genitori, insegnanti, psicologi…”Sarà anche intelligente, però”…E l’autostima degli adulti è salva. Non altrettanto quella dei poveri bambini intelligenti, che mi chiedo non stessero meglio quando erano ignorati.

Aggiungo una nota: si usa il termine funzionamento per le persone. Autismo ad alto funzionamento, per esempio. Una volta il verbo funzionare si usava per gli oggetti: se non andavano bene per l’uso cui erano destinati, non funzionavano.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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