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Convivere col Parkinson si può. Al Besta di Milano un ambulatorio “digitale” dedicato. Parla Roberto Eleopra, direttore di Neurologia
Tre sono i messaggi di speranza che l’Istituto Neurologico Besta lancia a chi soffre di Parkinson e lo fa attraverso le parole di uno specialista quale è il direttore di Neurologia, professor Roberto Eleopra. Lo abbiamo intervistato.
“Chi soffre di Parkinson deve sapere che oggi questa malattia si cura bene con le terapie e con l’attività fisica, che le prospettive di vita sono uguali a quelle di chiunque altro di pari età, che la malattia non può condizionare il trend di vita.”
-Professore, anche in questo caso intercettare la patologia al più presto è fondamentale, ma come si arriva ad una diagnosi?

“La diagnosi è solo clinica. Se c’è qualche sospetto, bisogna rapidamente consultare un neurologo che valuterà i sintomi denunciati : il tremore, la rigidità del movimento e,molto significativi, i disturbi durante il sonno come movimenti improvvisi che poi al risveglio si attribuiscono a sogni o ad incubi.
Ci sono, successivamente, indagini come la scintigrafia cerebrale con un tracciante della dopamina che possono confermare la diagnosi.”
– È una malattia solo dell’età anziana?
“No, l’invecchiamento è certamente il rischio principale per il Parkinson ma vediamo, con una certa frequenza, una insorgenza anche nella popolazione più giovane. Tenga conto che dopo l’Alzheimer, il Parkinson è secondo tra le malattie neurodegenerative. Si stima che dai circa trecentomila casi di oggi, nel 2030 si passerà ad un raddoppio della cifra.”
– Si può riparare il cervello e quindi guarire?
“ No, si può invece intervenire per alleviare i sintomi e rallentare la progressione della malattia.
Il farmaco d’elezione è il levodopa impiegato, già dalla fine degli anni ‘60 dal neurologo e divulgatore inglese Oliver Sachs, per risvegliare i superstiti di una epidemia di encefalite letargica che aveva colpito il mondo negli anni ‘20.
Durante la fase che noi chiamiamo “luna di miele” bastano poche compresse di levodopa per stare bene e tenere sotto controllo i sintomi.
Se poi la malattia progredisce o comincia a complicarsi ci sono altre terapie a cominciare dal modo di somministrare il farmaco, da quest’anno la dopamina può essere somministrata continuativamente per via sottocutanea con un notevole giovamento per i pazienti.
Per i più giovani, l’ideale sarebbe al di sotto dei 65 anni, c’è la possibilità di ricorrere alla neurochirurgia con la neurostimolazione cerebrale profonda che prevede l’impianto di elettrodi cerebrali profondi collegati ad una sorta di pace maker in grado di controllare il tremore e la rigidità del movimento.
E poi ancora, c’è un’altra terapia veramente innovativa destinata al Parkinson unilaterale, e cioè a chi soffre soprattutto da un lato del corpo.
Parlo degli ultrasuoni ad alto campo sotto la guida di risonanza magnetica.
Con questa procedura non si fa alcuna ferita chirurgica ma, attraverso un caschetto sul capo, si erogano gli ultrasuoni in punti precisi e ben identificati.
Dal 2023 è un trattamento autorizzato non solo per il tremore ma anche per tutti gli altri sintomi motori della malattia di parkinson”.

– Professor Eleopra, il Besta è punto di riferimento per le malattie neurodegenerative, come fate per seguire i pazienti?
“ Insieme all’Associazione Parkinson Italia ci siamo organizzati durante la pandemia, aprendo un ambulatorio “digitale” gestito da un case manager e cioè un infermiere, specializzato in parkinson, in grado di rispondere ogni giorno,per due o tre ore,ai vari quesiti dei pazienti ed eventualmente di programmare una televisita col neurologo di riferimento.
Abbiamo perfezionato questa modalità assistenziale con un progetto, che ha ottenuto i finanziamenti del PNRR, in cui il case manager potrà programmare, per i pazienti presi in carico, le visite e la prenotazione dei diversi esami.
Penso che questo modello potrebbe avere ottime ricadute sulla complessa questione delle liste di attesa e sugli accessi in pronto soccorso.”
Alessandra Rissotto



