
Aprile 1992, ero in seconda media e in gita andammo a Mantova. Non ricordo molto di quel periodo. Mi piaceva disegnare e ascoltavo tanta musica diversa: insieme a mia madre sentivo Pino Daniele, Donald Fagen e Paolo Conte. Poi avevo le cassette che mi faceva mio padre, che spaziavano da Tchaikovsky a Jimi Hendrix e infine la musica che passava la radio: “One” degli U2, “Black or white” di Michael Jackson, il “Pippero” degli Elio e le storie tese, la colonna sonora di Bodyguard (il film con Whitney Houston e Kevin Costner) e a proposito di film ho consumato la videocassetta di Malcom X con Denzel Washington.
Non avevo molto tempo libero, il mio impegno principale extra scuola era lo sport. Ero una promessa della pallavolo milanese e l’anno dopo sarei andata a giocare in serie B. La mia vita, le mie amiche, il divertimento erano in palestra, di tutto il resto non mi importava. Non ricordo nulla neanche della gita a Mantova, se non per “la sala dei giganti a Palazzo Te”.
Oltre alla sala ricordo bene l’architettura dell’esterno, semplice, pulita nelle forme, il colore chiaro che si distacca così tanto dalle sale interne e le file di archi che con il riflesso dell’acqua creano dei tondi perfetti nelle vasche del giardino interno. Ci sono luoghi che ti parlano, ti rimangono nel cuore e Palazzo Te è uno di questi. Quando quattro anni dopo ho deciso di lasciare la pallavolo, ero alla ricerca di una nuova passione. In quel momento è riemersa con forza l’eco della voce di Palazzo Te. “Ehi, Palazzo Te, dici a me? Ok, farò la decoratrice d’interni”.


Aprile 2022, la mia carriera di decoratrice è avviata da più di venti anni, la pallavolo un lontano, meraviglioso ricordo. Mio figlio è in terza media e forse è arrivato il momento di tornare dove tutto è iniziato. Il ritorno a Palazzo Te mi agita un po’, lo devo ammettere. Ho paura di rovinare il ricordo, di trovare una stanzetta con quattro muri dipinti che non mi dicono niente. È per questo che non amo tornare nei posti che mi sono piaciuti e cercare di ricreare le situazioni già vissute è quasi sempre deludente. Allo stesso tempo sono elettrizzata, voglio vedere quella sala e capire, ora che ho viaggiato un po’, osservato molto e imparato il mestiere, se ancora quel dipinto avrà un impatto così forte su di me.
Siamo davanti a Palazzo Te. Entriamo. L’ingegno, il lavoro, la capacità di Giulio Romano non mi deludono, anche i cerchi delle vasche sono rimasti perfettamente tondi, nonostante la siccità degli ultimi mesi. Tutto come una volta. Siamo nel cortile, abbiamo visitato la prima parte del palazzo ed ora stiamo ripulendo gli occhi dall’opulenza dei finti marmi, dai cassettoni decorati, dai decori meravigliosi di tutte le stanze viste fin qui. Siamo nel loggione che collega le due ali del palazzo, i riflessi dell’acqua accarezzano i fregi floreali che adornano i soffitti anche all’esterno. Mi godo il
momento, la freschezza dell’aria, l’alleggerimento della mente. Dopo qualche minuto sono pronta, so che il momento si sta avvicinando e sono nervosa, come se dovessi rivedere una persona che non vedo da anni. Rientrando nel palazzo riconosco subito la stanza. Ci metto un po’ ad entrare, prima faccio finta di guardare l’esposizione e le sale che precedono quella dei giganti, sto chiaramente esitando. Eccola! Entro e l’emozione è istantanea, mi vengono subito le lacrime agli occhi. Dopo un quarto d’ora buono in cui non riesco nemmeno a parlare cerco di capire cos’ha quella stanza di diverso dalle altre: i colori sono insoliti, c’è poco giallo, come piace a me, i disegni sono plastici e maestosi, i giganti sono così grandi che da vicino formano delle campiture quasi astratte, i muri sono molto lisci ma imperfetti, illuminati da sotto sembrano quasi d’argilla. La cosa più sensazionale è che non ci sono spigoli, gli angoli della stanza sono stondati e anche tra le pareti e il soffitto non c’è stacco fra i piani. Il tutto è modellato in funzione della decorazione. Un lavoro esaltante e avanti anni luce rispetto al tempo in cui è stato realizzato. È moderno e ancora avanti rispetto alla maggior parte dei dipinti su muro che vengono progettati e pensati oggi. Sono felice! Non è una delusione, ma un colpo di fulmine che dopo trent’anni diventa finalmente amore.

27 Giugno 2022, è tempo di esami. Da oggi i maturandi cominceranno a discutere gli orali e anche mio figlio esporrà la sua tesina davanti ad una commissione, indipendentemente da come andrà, auguro a tutti gli studenti di innamorarsi. Ogni posto può accendere in voi una piccola fiamma, che al momento giusto avvamperà e se la alimenterete vi permetterà di vivere una vita libera e ricca di soddisfazioni.
Staccate gli occhi dal telefonino, togliete le cuffiette e lasciatevi affascinare dai profumi, dai rumori, dai colori dei luoghi. Solo così riuscirete a sentire la voce che arriverà diretta al vostro cuore.
Alice Guazzo



