In Evidenza, Sanità & Salute
Sanità, il medico di famiglia oggi: il dr Nicolas Gallizzi ci spiega come sono cambiati i rapporti con i pazienti
L’importanza del medico di famiglia non lo scopriamo certo noi, anche se oggi sono cambiate tutte le norme. Adesso per rivolgersi al proprio medico, in Lombardia nei grandi centri, devi prenotare. Se hai bisogno di una ricetta in molti studi parli con l’assistente o con chi ne fa le veci e dopo qualche giorno la ritiri. In passato come ricordano le persone dai cinquant’anni in poi, il medico di famiglia (di famiglia appunto) si prendeva cura dei propri pazienti conoscendo tutto sullo stato di salute dei pazienti che curava?

I tempi sono cambiati, il 2000 è passato da un pezzo, ma la salute rimane sempre in prima linea e guardia medica e pronto soccorso non sempre soddisfano le attese dei pazienti. Per saperne di più abbiamo sentito il parere di un medico di base Nicolas Gallizzi.
“Sono medico di medicina generale. Nato a Forbach (F) il 3 aprile 1955, ho operato in medicina in rete con altri 4 colleghi. Stiamo ultimando le pratiche burocratiche per passare alla medicina di gruppo che permetterà ai nostri pazienti di poter usufruire di un servizio continuativo in una unica sede dalle ore 08,00 alle ore 20,00.
Sono anche vicepresidente regionale del sindacato medici SMI.
Per concludere sono stato per 3 anni membro del CdA Fondazione Policlinico IRCSS di Milano, che attualmente ricopro con scadenza di mandato dicembre 2023 Lo stesso ruolo presso il Policlinico San Matteo IRCSS di Pavia”.
Dott. Nicolas Gallizzi qual è oggi il rapporto tra pazienti e medico di famiglia?
“Il modello che io seguo da anni funziona. Per i pazienti che hanno bisogno prescrizioni di farmaci, sarà sufficiente telefonare alla segretaria. Vengono prescritti in tempo reale e consegnate subito. Lo stesso vale per gli esami di laboratorio. Le criticità invece le troviamo per le visite specialistiche e gli esami diagnostici. Il punto è questo, le priorità:
1 urgente (72 ore)
2 breve (10 giorni)
3 differita (1-2 mesi)
4 programmata
Se le impegnative non vengono evase nella tempistica che noi, secondo scienza e coscienza, imponiamo, il paziente è costretto a ritornare dal curante per una nuova impegnativa con tempistica magari più lunga. Per noi è frustrante ascoltare le lagnanze dei pazienti, ma ci deve essere sempre l’umana comprensione nell’ascolto. Credo che molte di queste problematiche si risolveranno con le case di comunità e l’equipe multidisciplinare di supporto. Vedremo e speriamo”.

–Quali potrebbero esse le soluzioni per soddisfare le esigenze tra paziente e medico?
“La pandemia ha messo a nudo tutte le criticità che si sono create nel corso di questi anni, tra territorio e strutture ospedaliere vuoi private accreditate che pubbliche. Hanno pensato che la medicina territoriale non fosse determinante nella gestione delle cure dei pazienti. Invece non hanno capito che il medico di famiglia e i pediatri hanno un rapporto fiduciario straordinario con la gran parte dei propri pazienti. Certo la pandemia ha cambiato le regole, noi oggi visitiamo su appuntamento concordato e programmato, eccezione per certificati di malattia in presenza e per le urgenze. Due aspetti, molti miei colleghi gestiscono i pazienti in remoto ma vi assicuro che è molto più laborioso, altro che fannulloni, io faccio parte di quella generazione di medici ormai ultrasessantenni che visitano in presenza. La nuova riforma, sempre nel rispetto dello status di liberi professionisti, prevede per i Medici di Medicina Generale un regime di parasubordinazione, cioè un certo numero di ore oltre a quelli dedicati in ambulatorio verranno indirizzati verso le case di comunità (1 ogni 50.000 abitanti) che entreranno a regime entro il 2024. Secondo la Moratti ci sarà un cambio culturale nella gestione della medicina territoriale. All’interno delle case di comunità opererà una equipe multidisciplinare che si prenderà in carico la persona.
Il rapporto con i miei pazienti è ottimo per circa l’80%. Poi c’è una fascia in cui si fa fatica a interfacciarsi. Decidono cosa fare, impongono, pretendono, chiedono, ma io dopo una vita dedicata ai pazienti dico sempre, il rapporto è fiduciario, chi non riconosce il ruolo conviene cambiare medico di famiglia”.
–Nonostante i suoi numerosi impegni Lei ha deciso di scendere in politica: perché?
“Ho deciso di impegnarmi nelle Amministrative del 12 giugno a Melzo per dare il mio contributo nel sociale, capeggiando una lista “Noi con l’Italia per Melzo” a supporto di una coalizione di centro-destra per il nostro candidato sindaco civico Franco Guzzetti.
Le esperienze politiche che mi hanno guidato nel corso di questi anni hanno radici nel riformismo socialista di Bettino Craxi. La passione per la politica è come il mal d’Africa, chi la porta dentro, non riesce a sottrarsi”.
Omar Perego


