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Infarto, il rischio aumenta del 20% se si ha troppo calcio nelle coronarie
Se il calcio che si trova nell’organismo è troppo e se si deposita in eccesso nelle coronarie o attorno alle valvole cardiache, può diventare il pericolo numero uno per il cuore, indurendo i vasi e aumentando del 20% il rischio di infarti. Quindi, non è solo una partita di calcio a far ‘saltare’ il cuore degli italiani e a far scattare il vero e proprio campanello d’allarme sono stati gli esperti della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE) in occasione del congresso EuroPCR, a Parigi dal 17 al 20 maggio . Tuttavia, oggi con la ‘litotrissia’, che é la tecnica usata per ‘sbriciolare’ i calcoli renali, grazie alle onde d’urto degli ultrasuoni, all’interno delle arterie, con mini-cateteri speciali si può polverizzare il calcio eccessivo e ridurre così gli infarti.

Secondo quanto spiega Giovanni Esposito, presidente GISE e ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, Emodinamica e UTIC dell’A.O.U. Federico II :“La calcificazione delle coronarie e delle valvole cardiache è un riscontro comune all’aumentare dell’età . Con il tempo il calcio tende a depositarsi in questi tessuti e calcificazioni gravi si possono osservare anche fino al 30% dei pazienti sottoposti ad angiografia coronarica, mentre le stenosi valvolari sono il risultato della calcificazione delle valvole associata all’invecchiamento. L’irrigidimento indotto dal calcio è molto pericoloso, perché pregiudica la corretta funzione di vasi e valvole; se tuttavia con l’angiografia, una TAC coronarica, un’ecografia intravascolare o con la tomografia ottica computerizzata si verifica la presenza di calcificazioni coronariche ampie, queste oggi possono essere trattate in un numero sempre maggiore di pazienti con la litotrissia intravascolare, restituendo elasticità ai vasi e riducendo il rischio di infarti e insufficienza cardiaca”.
Infine, anche nei pazienti anziani, da qualche tempo, viene eseguito l’intervento di litotrissia intravascolare cui deve essere sostituita una valvola cardiaca calcificata attraverso la TAVI, la procedura percutanea mininvasiva sempre più utilizzata per la sua efficacia e sicurezza: le onde d’urto non si usano sulla valvola, ma per ‘liberare’ le arterie attraverso cui devono passare i cateteri che trasportano la valvola sostitutiva e che hanno perciò un diametro ampio. “Con la litotrissia” conclude Esposito “si eliminano la rigidità e gli ostacoli all’inserimento del catetere e consentendo così di poter eseguire l’intervento di sostituzione valvolare per via percutanea”.


