Thursday, September 10, 2026

Economia

Confcommercio Milano: con la guerra in Ucraina salgono i debiti per le imprese

Aprile 13, 2022

L’aumento dei prezzi per l’energia determinerà un maggiore indebitamento per il 69% delle imprese del terziario di Milano, Monza Brianza e Lodi. Inoltre, per il 20% c’è un rischio chiusura attività con il caro energia. Nella transizione energetica bisogna puntare soprattutto sulle fonti rinnovabili (60%) anche se il 44% è favorevole al nucleare di nuova generazione. Questi dati emergono da un’indagine di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza sulle conseguenze dell’impatto della guerra in Ucraina con le risposte di 767 imprese, l’80% di Milano e Città Metropolitana e il 76% fino a cinque dipendenti.

Marco Barbieri

Secondo quanto dichiara Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza: “È allarme indebitamento per le imprese del terziario che si confrontano quotidianamente con aumenti importanti del costo dell’energia. Vi sono lievi segnali di ripresa soprattutto nel settore del turismo, ma non ancora sufficienti per parlare di piena ripartenza. E’ importante intervenire con un abbattimento strutturale dei costi dell’energia, ancora con ristori immediati nei confronti delle imprese in raccordo con l’Europa, e proseguire nelle moratorie fiscali e creditizie”. Ma quali sono le preoccupazioni per gli imprenditori? E’ il costo dell’energia, quello che per il 51% degli imprenditori colpisce l’attività . A seguire dal 26% degli operatori è il rincaro delle materie prime, vi è anche la difficoltà nel rifornimento dei prodotti (11%) e il calo del turismo (10%). Lo shock energia colpisce di più i servizi (76%) e la ristorazione (61%). Anche la bolletta energetica è aumentata parecchio, intorno al 50% per il 53% delle imprese; dal 50 al 100% per il 31%; dal 100 al 200% per il 12%; aumento di oltre il 200% per il 4%. Il caro-bollette ha colpito in particolare la ristorazione e gli agenti rappresentanti.

Capitolo materie prime: dall’inizio del 2022 i loro costi per quelle utilizzate hanno avuto aumenti dal 20 al 50% per il 44% delle imprese; fino al 20% per il 34% e dal 50 all’80% per il 15% degli operatori. Il 5% ha segnalato incrementi superiori all’80%. Solo il 2% dei rispondenti all’indagine non ha registrato aumenti nei costi delle materie prime. La ristorazione è la categoria che più ha risentito dell’aumento dei costi sulle materie prime utilizzate.   Conseguenza del caro energia è il maggiore indebitamento (per il 69%). L’11% mette nel conto una riduzione del numero di collaboratori e il 20% reputa a rischio chiusura la propria attività. Per il ben 47% delle imprese è prioritario abbattere i costi dell’energia , la categoria più sensibile (59%) è la ristorazione. Il 27% chiede nuovi sostegni/indennizzi raccordati con l’Europa. Ma si richiedono anche moratorie fiscali e creditizie (14%) e finanziamenti agevolati per investimenti (12%). E come si può uscire dall’emergenza? Secondo il 60% delle imprese si deve puntare sulle fonti rinnovabili, il 47% sulla diversificazione delle forniture energetiche e il 44% sul nucleare di nuova generazione.

Manuelita Lupo

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