
Prosegue la serie di articoli a cura di Federica Mormando, a uscita settimanale, che spiegano come e perché agire al meglio con i bambini fin dalla nascita, per permetterne la buona formazione della mente e della persona, rispettando i tempi individuali.
Delle favole parleremo diffusamente in futuro. Oggi voglio dare un soffio di aria fresca, come la primavera quando arriva leggera.
Soffio fresco sono le storie inventate dai grandi, come ninnananne, che vogliono portare e portarci in un mondo delicato, come desideriamo sia il sonno nostro e dei bimbi.
Tutti possono inventare favole, anche chi non lo sa, e con i bambini non ci si vergogna, perché per semplici che siano le storie li affascinano, e le ricorderanno da grandi. Favole senza mostri, senza crudeltà. Inventarne fa bene anche ai grandi, apre loro una finestra di solito sbarrata: quella della fantasia che non vuole realizzarsi, che è un’atmosfera. Questa che riporto è di una nonna, che vuole essere firmata come la chiamano i nipotini: Ciò. La si può narrare a bambini dai tre-quattro anni, e rispondere alle domande che loro fanno è un delizioso esercizio per la fantasia dei grandi. La favoletta di Ciò è un’introduzione al pezzo di sabato prossimo, che sarà sui colori. Eccola.
IL CAVALIERE, LO STARNUTO E IL COLORE BIANCO
C’era una volta, tanto tempo fa, un cavaliere. Era sempre tutto vestito di bianco, dalla testa ai piedi. Aveva un cavallo bianco, i suoi capelli erano così biondi che sembravano bianchi. Se cavalcava all’alba era praticamente invisibile, nelle grigie giornate invernali invece sembrava una nebbiolina semovente. Era costretto, per rendersi visibile, a fare sforzi incredibili durante i rossi tramonti estivi. Cavalcava su e giù sulla collina contro il sole che tramontava e tutti dicevano: ”Oh che bel cavaliere bianco!”. Ma poi veniva l’autunno e poi l’inverno, e il cavaliere diventava sempre più triste e cupo. Passeggiava a piedi nervosamente nel giardino del castello. Il cavallo ingrassava, felice di quella pausa. Il cavaliere avrebbe voluto fare amicizia con i vicini, incontrare una damigella, ammazzare un drago, ma era invisibile d’inverno e l’estate passava in un baleno.
A gennaio, a forza di passeggiare nel suo umido giardino, prese uno di quei potenti e tormentosi raffreddori che solo un cavaliere bianco può prendere. Starnutì ininterrottamente per tre giorni e tre notti, e il quarto giorno venne salutato da un contadino che passava di lì per caso. Il cavaliere rispose al saluto pieno di meraviglia: quel contadino l’aveva visto! Andò a specchiarsi nel laghetto vicino e si vide! Naso rosso come un peperone, vestiti verdini per l’umido che ci si era attaccato, capelli sporchetti marroncini: era visibile! Poteva essere cavaliere nei tramonti e d’inverno!
Federica Mormando
(psichiatra, psicoterapeuta, pres.Eurotalentitalia
Nonna CIÒ
Illustrazione di Lucrezia Zaffarano, maestra d’arte


