Torna la Moda a Milano. Ma in fondo, Milano è sempre di moda. E dal prossimo 22 febbraio, fino a lunedì 28, in calendario 67 sfilate (di cui 57 fisiche e 8 digitali), 69 presentazioni 8 presentazioni su appuntamento e 9 eventi. Ad attendere buyer, editor e addetti ai lavori, in un clima più “aperto” e propositivo (soprattutto per gli ospiti internazionali) anche molte novità: torneranno a sfilare nel calendario di Camera Nazionale della moda “big names” come Bottega Veneta, Diesel, Gucci, Trussardi e Plein Sport, mentre per la prima volta in calendario troviamo gli show di AC9, Ambush, Andreadamo, Aniye Records, Cormio, Ferrari, Hans Kjøbenhavn, Husky, Palm Angels e Tokyo James. Tra gli eventi grande attesa per la proiezione speciale del documentario “Elio Fiorucci- Free Spirit” presso la Triennale Milano, all’interno del programma ufficiale dell’ottava edizione del Fashion Film Festival Milano.
Ma la storia della moda a Milano, comincia, in realtà, in quel di Torino. Siamo nel 1935 quando, nel capoluogo piemontese, viene fondato l’Ente nazionale della moda italiana, col preciso intento di promuovere la moda italiana tanto a livello nazionale quanto internazionale. D’altronde, in questo periodo è noto all’estero praticamente solo Salvatore Ferragamo, diventato celebre come creatore di scarpe per Rodolfo Valentino, Mary Pickford e molti altri. Ma l’attenzione sulla maestria italiana, complici gli abiti delle sorelle Fontana e della sartoria Caraceni, non tarda ad arrivare.

Nel 1951 Giorgini organizza, in quel di Firenze, la primissima presentazione delle creazioni dei migliori atelier e stilisti italiani: se a questo evento sono invitati buyer e giornalisti selezionatissimi, il 22 luglio 1952 si spalancano le porte di Palazzo Pitti. Una data impressa nella storia, questa, in cui la Sala Bianca diventa il palcoscenico della nascita della moda italiana. E così, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, è un fiorire di sfilate: se Roma si specializza nell’alta moda e Firenze si dedica alla moda boutique, con atelier il cui fiore all’occhiello è la maestria artigiana, Torino e Milano si focalizzano sul prêt-à-porter. Ma a cambiare gli equilibri ci pensa il boom economico, con Milano che viene scelta come sede dai principali editori italiani, da Rusconi a Mondadori. Ed è proprio in questo periodo, e grazie alla sinergia che s’innesca tra moda e giornali, che questa città comincia ad affermarsi come punto di riferimento per lo stile all’italiana. La moda, così, si trasforma, diventando un’industria culturale in cui il ben fatto si mescola al pensiero intellettuale tramutandosi, con la rivoluzione studentesca, anche in manifesto sociale oltre che oggetto si saggi di sociologia e protagonista assoluta delle riviste di moda del tempo, da Gioia ad Amica, da Grazia ad Annabella. L’esordio della settimana della moda a Milano avvenne nel 1958 presso la zona fiera di via Gattamelata. Oggi Milano fa parte delle famose “Big Four”, cioè è una delle quattro capitali internazionali famose, che due volte l’anno ospitano le “settimane della moda”.
Al via quindi la prossima. Quella del 2022. Anche per esorcizzare la paura Covid, a suon di bellezza.


