Sanità & Salute
Sanità, sempre più esiguo il numero dei medici di famiglia le sentinelle in prima linea per combattere il Covid
Il problema non è di questi giorni ma, con la pandemia, è esploso: l’esercito dei medici di famiglia è sempre più esiguo, oggi in Lombardia mancano oltre millecinquecento medici ma si calcola che nei prossimi cinque anni altri duemilacinquecento lasceranno il camice. È un dramma perché proprio i medici di famiglia sono le sentinelle del territorio. Nicolò Minghetti è uno di loro, 36 anni , laureato in medicina e chirurgia a Bologna, ha poi scelto di prendere il diploma di Formazione Specifica in medicina generale e quindi di fare il medico di famiglia. Il suo battesimo del fuoco è stato nel 2020 col Covid.
– Dottor Minghetti, c’è davvero un rallentamento nei contagi?
“Si diciamo che ci sono i primi lenti segnali, il trend in questa settimana è di un venti per cento di casi in meno rispetto alle settimane di Natale”.
– I vostri rappresentanti sindacali dicono che siete in stato di assedio. È così?
– In effetti, il tempo che impieghiamo per assolvere alle varie pratiche burocratiche, soprattutto da metà dicembre, è aumentato a dismisura: se consideriamo una media di 150 pazienti positivi per medico, pensi quanto tempo passiamo al telefono e online per segnalare il paziente positivo, prenotargli il tampone, certificare la fine della malattia, e via dicendo”.

– A proposito di tamponi casalinghi cosa consiglia?
“È opportuno tenere a casa dei test antigenici ma, per valutare la positività o meno, suggerisco di farli in serie, uno ogni due giorni perché spesso la positività non emerge immediatamente”.
– Riesce a seguire i pazienti con altre patologie?
“Rispondo con un sospiro, cosa vuole purtroppo la lucidità per seguire soprattutto gli anziani con patologie croniche è minore. Bisogna posticipare le visite e talvolta ridurre gli orari di ambulatorio”.
– Esiste una piattaforma unica nazionale dedicata ai casi Covid?
“Assolutamente no, ogni Regione ha i suoi protocolli e addirittura ogni Provincia in Lombardia ha i suoi protocolli sicché io ho pazienti momentaneamente domiciliati fuori regione o fuori provincia che, in caso di infezione, non posso seguire”.
– Secondo lei cosa renderebbe meno stressante il vostro lavoro?
“Sicuramente un aiuto per avere più personale di segreteria, ATS prevede già incentivi ma, per ora, sono insufficienti. Spero nel piano di riorganizzazione della sanità territoriale che prevede la creazione di 218 Case di Comunità o Case della Salute che devono offrire, con la rotazione dei medici, un servizio h 24 e anche l’introduzione di una nuova figura, l’infermiere di famiglia. Quando il progetto arriverà a compimento, cambierà completamente il quadro della sanità con un notevole vantaggio anche per gli ospedali”.
– Nella prima fase della pandemia sono state attivate le Usca, unità di intervento a domicilio, riuscite a coordinarvi?
“Poco. Intanto sono state depotenziate. Peccato perché, ad esempio, hanno in dotazione degli ecografi portatili per verificare la presenza o meno di polmoniti ma, per alcuni miei pazienti, non sono stati utilizzati. Funziona, invece, molto bene la collaborazione con l’hotspot dell’Ospedale Sacco. Ho segnalato casi di pazienti a rischio Covid grave, entro uno o due giorni un medico del Sacco si è recato a domicilio e ha determinato il tipo di terapia: monoclonali o antivirali. Ora stanno bene”.
– Tra i suoi pazienti ci sono novax?
– Si ma più che novax direi che sono persone impaurite. In questi giorni con l’approssimarsi dell’obbligo vaccinale per gli over 50, alcuni sono venuti da me chiedendo di essere esonerati per improbabili allergie. In qualche caso, sono riuscito a far capire quanto sia importante il vaccino. In altri no, so che qualcuno dal primo febbraio si metterà in ferie a oltranza”.
– Lei ha mai avuto paura?
“Si. Nelle prime due ondate visitavamo i malati sapendo poco e senza protezioni. È vero che sono giovane, ho 36 anni e sono in buona salute ma ho visto colleghi, con pochi anni di più, morire. Ora con le tre dosi di vaccino mi sento più sicuro”.
Alessandra Rissotto



