OUTSIDE THE WALL
Ci sono due frasi che mi rincorrono da sempre. Rappresentano un modo di pensare che in qualche modo condivido, se non fosse che ho costruito la mia vita professionale con una filosofia esattamente opposta.
La prima è “Less is more”, pronunciata dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe. E la seconda è “Ornamento e delitto”, un saggio di inizio Novecento di Adolf Loos che argomenta con molta convinzione quanto l’ornamento sia in realtà una cosa primitiva, che ruba tempo e mani all’economia senza alcuna utilità, rovinando così la società. E aggiunge che chi ama il decoro è debole e con poca personalità, una persona che ha bisogno di usare vestiti e contornarsi di ornamenti manca di una sua identità forte.

Mi piace l’architettura, il rigore delle forme, la luce che disegna i volumi. Non ho tatuaggi e ammiro estasiata la bellezza delle donne senza trucco. Venero il sapore del pomodoro colto e mangiato ancora caldo di sole. Mi piacciono gli oggetti ben disegnati e ridotti all’essenziale. Mi vesto soprattutto di tinte unite e colori scuri e porto pochissimi gioielli.
In qualche modo comprendo e condivido il pensiero di Loos e Mies van der Rohe, ma poi mi assale il desiderio folle e primitivo di aggiungere qualche cosa di inutile, inaspettato, divertente.
Amo disegnare sui muri, le spezie della cucina indiana mi mettono di buon umore e non rinuncio ad un tocco estroso ed eccentrico quando voglio sentirmi più bella.
Allora capisco perché, dopo un periodo di minimalismo convinto, siamo dovuti correre ai ripari e nelle case sono tornate le carte da parati, i colori e gli ornamenti. Per fortuna di noi decoratori.

Forse non siamo ancora abbastanza evoluti per eliminare gli ornamenti, forse chi li ama conserva e protegge la passionalità, l’istinto e la spontaneità della natura umana.
Quando ho conosciuto Enrico Baleri, un riferimento assoluto nel mondo del design, imprenditore e ora anche scrittore, la prima cosa che mi ha detto è stata questa: «Io arrivo da un mondo in cui ornamento è delitto, ma nel lavoro di Gouache c’è spesso ironia, sorpresa, emozione e questo non può che piacermi».
Se vi piace il design, l’architettura e vi interessa il pensiero di chi ha vissuto e lavorato con tutti i più grandi designer, leggete “Lassù tra gli dei” (edizioni Il Sole 24 Ore Cultura).
Dopo questa confessione e “approvazione” da parte di Baleri, giungo quindi ad un’illuminante conclusione: leggero o travolgente, l’ornamento è come l’assolo di chitarra ad un concerto rock, la voce del primo violino nell’orchestra. È emozionante. Quindi tutte le volte che ho a che fare con un architetto della “vecchia scuola”, mi sento come Kevin Bacon in “Footloose”, con la missione di riportare la musica e il ballo in un mondo che li vieta da più di cent’anni.



