Thursday, September 10, 2026

Cronaca

Giornalismo e cultura in lutto per la morte di Giannalberto Bendazzi. Il ricordo di Marco Volpati

Dicembre 14, 2021

Era un giornalista colto e attento, Giannalberto Bendazzi che ci ha lasciati all’età di 75 anni. Ma la sua passione di tutta una vita è stato il cinema, più in particolare quello di animazione. Con i suoi studi sull’immagine in movimento è stato in realtà un indagatore dell’arte visiva. Tanto che lo avevano chiamato ad insegnare nelle università: prima la Statale di Milano, poi Brisbane in Australia, più di recente Singapore.

Chi lo ha conosciuto quando aveva vent’anni era colpito da quel ragazzo alto, imponente, atletico che sapeva di letteratura, comunicazione e cinema. Nei giornali il critico cinematografico era spesso un collaboratore esterno: in quegli anni ’60 l’Avanti! di Milano, che si stampava in Piazza Cavour, aveva un titolare esperto di cinematografia che si chiamava Paolo Pillitteri; il vice critico era lui, Bendazzi.

Giannalberto Bendazzi

A lungo la sua vita è stata questa: il giornalismo professionale come mestiere per guadagnarsi da vivere, nei periodici specializzati e successivamente a Gente di Rusconi; poi ricerche, studi, indagini sul cinema come attività del cuore. Saggi sulla comicità cinematografica, tra gli altri su Mel Brooks e Woody Allen, e sui maestri dell’animazione. Gli italiani Bruno Bozzetto e Osvaldo Cavandoli, ma anche tutte le “scuole” mondiali: America, Cecoslovacchia, Russia, Giappone, fino al Kazakistan e persino alla Libia. Negli anni ’80 uscì in Italia Cartoons, storia di un secolo di animazione. Quasi 40 anni dopo, nel 2016 una nuova impresa: la storia universale aggiornata, uscita a Londra in inglese, e poi tradotta in altre lingue, tra cui l’italiano.

Mi è capitato poco tempo fa, quando uscì il suo ultimo libro, di parlare di lui come “enciclopedia vivente del cinema di animazione”. Giannalberto, che da alcuni anni si era ritirato a vivere a Genova, in una casa con ampia vista sul mare, per continuare il suo lavoro appassionato di studio, scrittura e divulgazione, lascia a tutti noi non solo i suoi scritti e la memoria di una personalità fuori dall’ordinario, ma anche un “giacimento”, come adesso si usa dire, di materiali, immagini, documenti e veri e propri cimeli di quel mondo dell’immagine in movimento che ha progressivamente conquistato l’universo dell’immaginazione collettiva. Nato come gioco e intrattenimento per bimbi e famiglie, si è trasformato in una sezione importante dell’opera umana e della cultura. Bendazzi stava lavorando ad un progetto che gli occupava tempo ed energie: con la sua biblioteca personale e il suo ricchissimo archivio creare un centro di documentazione aperto a studiosi e appassionati. Non ha fatto a tempo a vederlo realizzato; ma l’idea, frutto di pura generosità, deve potersi trasformare in un fatto concreto. Anche questo è patrimonio culturale che è necessario conservare e sviluppare.

Marco Volpati

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