In Evidenza, Sanità & Salute
All’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo il reparto di Ortopedia e Traumatologia diretto da Roberto Vanelli è uno dei fiori all’occhiello
Arrivando all’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo è scontato pensare alla teoria scientifica secondo cui i pazienti che hanno accesso al verde, migliorano le possibilità di guarigione. E qui, nel Parco Nord di Milano, dove si incontra la polizia a cavallo, di verde ce n’è veramente tanto. È uno degli elementi che hanno colpito il dottor Roberto Vanelli quando, vincendo un concorso, ha ottenuto la Direzione del reparto di Ortopedia e Traumatologia del Bassini.

– Cos’altro l’ha colpita? E’ la prima domanda che facciamo a Roberto Vanelli che di buona lena risponde alle nostre domande.
“Certamente l’ottimo livello dei medici, tutti giovani, preparati ed entusiasti, con cui lavoro e poi il fatto che la nostra chirurgia è superspecialistica.”
– In che senso?
“Nel senso che, diversamente da altri ospedali, qui eseguiamo interventi e visite selettive non a caso abbiamo un ambulatorio per il ginocchio, per la spalla, per l’anca, per la mano, per i bambini, per il piede a cui è dedicato una unità semplice di chirurgia che ha tanti pazienti”.
– L’ortopedia fino a non molto tempo fa era considerata un’arte chirurgica molto vicino al lavoro dell’artigiano e ora?

“ Adesso siamo anni luce avanti, basti pensare all’uso dei robot che consentono una pianificazione fondamentale prima di procedere agli interventi per protesi al ginocchio, all’anca e anche a carico della colonna. Tuttavia niente sostituisce l’esperienza del chirurgo che, nella pratica quotidiana, usa ancora strumenti antichi come lo scalpello, il martello, i chiodi.”
–Quando parliamo di medicina ortopedica conservativa / rigenerativa cosa si intende?
“Parliamo di una tecnica che consente di introdurre nelle articolazioni e non solo, i cosiddetti fattori di crescita, che consentono di rigenerare il tessuto. Funzionano piuttosto bene nella traumatologia dello sport, invece nell’ambito dell’artrosi vera e propria c’è ancora molta strada da fare”.
– Quale è l’esame che legge lo stato delle ossa?
“Si parte sempre dalla radiografia standard poi ci sono tecniche strumentali di secondo livello fino alla risonanza magnetica che, talvolta, però è usata a sproposito.”
– Lei , quando era a Pavia, era concentrato sulla chirurgia spinale e sulla protesi di anca oggi, al Bassini, ha modificato l’interesse?
“Si mi sto appassionando alla protesi del ginocchio. Pensi che è possibile realizzare tramite un software specifico protesi su misura per il paziente, vero è che si tratta di un procedimento costoso adatto a casi particolari, nel quotidiano abbiamo a disposizione protesi di molte taglie sempre più vicine all’anatomia del paziente”
– Chi procede all’inserimento di una protesi deve mettere in conto una lunga riabilitazione?

“Noi abbiamo un percorso fast-track per le protesi di anca e ginocchio: ciò significa un percorso riabilitativo per i pazienti molto più rapido il che si traduce nella possibilità di camminare già il giorno successivo all’intervento. In particolare poiché, in caso di protesi all’anca, operiamo con una tecnica mininvasiva,che prevede l’accesso per via anteriore, è possibile che dopo tre , quattro giorni si venga dimessi”.
–Considerate le ore in sala operatoria ( giovedi e venerdi con una doppia seduta ) e quelle dedicato alle visite, in quel che resta cosa fa?
“Quel poco che resta lo dedico alla famiglia, quando posso vado in bicicletta, il mio sogno sarebbe poter cucinare ma alla sera sono troppo stanco”.
A cura di Alessandra Rissotto



