Thursday, September 10, 2026

Arte & Cultura

Milano, continua la mostra ‘Nelle sommosse e nelle guerre. Gli archivi milanesi durante l’età napoleonica’

Novembre 04, 2021

Ciò che io cerco, prima di ogni altra cosa, è la grandezza: ciò che è grande è sempre bello (Napoleone Bonaparte). E nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della scomparsa di Napoleone Bonaparte, l’Archivio di Stato di Milano ospita, fino al 31 gennaio 2022, la mostra ‘Nelle sommosse e nelle guerre. Gli archivi milanesi durante l’età napoleonica’, che analizza quali furono le conseguenze e le ricadute prodotte dall’arrivo del nuovo potere napoleonico sugli archivi milanesi. Una esposizione che presenta una serie di documenti, carte, pergamene dall’alto significato simbolico, oltre a intestazioni finemente decorate, sigilli, progetti di monumenti, stampe e molti altri pezzi rari tratti dai fondi del patrimonio archivistico milanese. Il percorso espositivo si costruisce lungo quattro filoni narrativi e si apre con la sezione che inquadra da un punto di vista storico il contesto che fa da sfondo alle vicende archivistiche. Qui si trova una selezione di documenti, molti dei quali con firma autografa di Napoleone stesso, che si caratterizza per intestazioni finemente decorate, spesso realizzate da importanti artisti quali Andrea Appiani, per esaltare l’inizio di una nuova era di uguaglianza e libertà. Con Napoleone ci si trova di fronte a un nuovo repertorio di immagini, ricavate dalla simbologia massonica e derivate dalle rappresentazioni dell’antica Roma repubblicana, che doveva raffigurare gli emblemi collegati alla nuova Repubblica Francese. Nacque così una nuova tipologia documentaria: la carta intestata delle lettere e dei documenti ufficiali, caratterizzata da fregi e testate incise dove proliferavano allegorie della Libertà, berretti frigi che troneggiavano in cima agli alberi della libertà, fasci littori dell’autorità romana, raffigurazione di personaggi, esempi di eroismo, influenzati artisticamente dal Neoclassicismo.
Napoleone massone, dunque? Se è vero, come è vero, che gli storici ancora oggi si domandano se Napoleone abbia o meno aderito alla massoneria, è pur vero che i legami fra Napoleone  e la Massoneria furono molto intensi e che i dieci anni del potere napoleonico, dal 1804 al 1814,  furono i soli nella storia in cui la massoneria godette di una certa libertà. Figlio del massone Carlo Bonaparte, Napoleone presumibilmente non aderì mai a nessuna loggia, ma tutti i suoi i fratelli e i suoi parenti più prossimi, che ebbero un ruolo decisivo da lui conferito nella gestione del potere in Europa fino al 1814, presero parte attiva alla massoneria. La presenza di massoni in ruoli chiave  caratterizzò anche la permanenza dell’imperatore all’isola d’Elba. Napoleone acquista la tenuta di San Martino da Giuseppe Manganaro, possidente di Portoferraio e uno dei principali massoni giacobini dell’Elba, e qui fa realizzare dall’architetto massone Paolo Bargigli  la sua residenza privata con la famosa sala egizia, ricca di richiami alla simbologia latomistica, dove trasferisce anche parte della sua biblioteca con moltissimi testi legati alla cultura massonica. La sera del 27 febbraio 1815 Napoleone fugge dall’isola d’Elba: la notizia si diffonde rapidamente da Livorno al resto della Toscana e tra i massoni sorvegliati dalla polizia c’è grande fermento. I legami fra la Massoneria e Bonaparte durante il suo l’esilio all’Elba, possano essere considerati ben più di un’illazione, tanto da far sospettare una collaborazione attiva dei “fratelli” alla fuga e tanto che, come si legge in un rapporto di polizia del tempo, essi furono in gradi di anticipare la notizia della partenza di Napoleone dall’Elba e il giorno del suo ultimo ingresso trionfale a Parigi.Composta da 5 sezioni, la rassegna milanese presenta il caso del curioso destino di tre ciocche di capelli di Napoleone, sequestrate nel 1817 a Natale Santini, suo collaboratore giunto in Italia con il singolare “cimelio”. I capelli entrarono dunque a far parte del fascicolo archivistico relativo alle indagini sul Santini, arrivato all’interno del fondo Presidenza di Governo. 

Alessandra Pirri

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