Arte & Cultura
Casa del Manzoni, ai nastri di partenza la mostra ‘La Russia e l’Europa nel destino e nell’opera di Dostoevskij’
“L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo” (Fedor Michailovic Dostoevskij).
La forza della verità. Ecco chi è Dostoevskij. E Casa Manzoni celebra il bicentenario della nascita di Dostoevskij con la mostra “La Russia e l’Europa nel destino e nell’opera di Dostoevskij”, organizzata dal Museo Statale di Letteratura Vladimir Dahl. E il prossimo mercoledì 29 ottobre, alle ore 17, presso la Casa di Alessandro Manzoni, inaugurazione della mostra “La Russia e l’Europa nel destino e nell’opera di Dostoevskij”. Promossa dal Ministero della Cultura della Federazione Russa, è organizzata, nel secondo centenario dalla nascita del grande scrittore, dal Museo Statale di Letteratura Vladimir Dahl. E 140 anni fa, il 9 febbraio 1881, scompariva a San Pietroburgo, all’età di 59 anni, uno dei più grandi autori di sempre. Perché accostarsi a Dostoevskij e alla sua opera, provoca come un senso di turbamento, addirittura di paura e, allo stesso tempo, spinge la mente a uno sforzo inaudito per afferrare e comprendere l’inafferrabile e l’immenso, la vastità e l’abisso. Perché la dialettica dostoevskijana squarcia i veli che la filosofia razionalistica aveva steso sui più bassi istinti della natura umana, impedendo di coglierne le contraddizioni. Sembra quasi di ritrovare qualcosa dello spirito di Eraclito nello scrittore russo: pur essendo una vera e propria gnosi, le sue idee sono percezioni dinamiche della realtà, non statiche come avviene in Platone.
La sua filosofia è una percezione religiosa dell’esistenza umana, che si colloca però all’opposto dei grandi pensatori cristiani mistici, proprio perché nei suoi personaggi rappresenta le conseguenze che la tragicità insita nella libertà umana può portare all’individuo. Emblematica, in questo senso, è la figura dell’“uomo del sottosuolo”, espressione indicante quel lato oscuro della personalità presente in ogni uomo che Freud più avanti chiamerà “inconscio”. Costui dichiara infatti nelle sue memorie (prima con una sconvolgente riflessione-confessione, poi con una serie di episodi della sua vita) che l’uomo sarebbe disposto, pur di conservare per sé la cosa più stupida e dannosa, la peggiore umiliazione o vergogna pur di conservare la sua libertà nei confronti degli alfieri del progresso sociale e politico che vogliono impostare la convivenza sociale e l’ordine politico in base a criteri di pura razionalità. L’uomo non sarà mai un tasto di pianoforte e non si rassegnerà mai al “due più due uguale quattro”. E la straordinaria attenzione di Dostoevskij per la vita sociale e politica della sua epoca, non rende certo anacronistico il suo messaggio, anzi lo rende vivo. Vivo perché mostra gli effetti che grandi idee producono nella vita di persone comuni nella vita di tutti i giorni. La sua attualità è del resto evidente oggi: basta pensare al difficile tentativo di conciliare fede e scienza, al dibattito sulla laicità dello stato che oggi trovano ampio risalto nei nostri media. Su questi temi, lo sguardo di Dostoevskij può essere ancora illuminante e scuotere ancora le coscienze.
La mostra sarà aperta al pubblico da giovedì 30 settembre al 30 ottobre secondo l’orario del Museo Manzoniano
Alessandra Pirri



