MILANO – Dal cinema al beauty, dalla moda al K-pop la cultura coreana è ormai diventata una tra le più apprezzate e di tendenza. La Corea del Sud, ovvero la parte che da Seoul occupa la metà meridionale della penisola coreana, continua a sfornare prodotti di successo a livello globale.
Parlando di cinema, ad esempio, pensiamo a “Parasite”, capolavoro diretto da Bong Joo-ho, primo film sudcoreano ad aggiudicarsi la Palma d’Oro e ad essere candidato ai Premi Oscar vincendone quattro, tra cui quello di miglior film, riconoscimento mai assegnato ad alcun lungometraggio che non fosse in lingua inglese. Questa pellicola tocca un argomento tanto scomodo quanto difficile da gestire, nonché la contrapposizione tra persone appartenenti a ceti sociali diversi. La trama si basa sulla storia di una famiglia coreana molto povera che, attraverso inganni, tranelli e astuzia, riesce ad infiltrarsi nella vita di una famiglia abbiente assumendone usanze e modi di fare. È un genere mai visto prima, originale, imprevedibile e con un finale che lascia disorientati ma, certamente, non indifferenti.
Spostandoci nel mondo della bellezza, invece, la skincare coreana è un’altra realtà di enorme successo targata Corea del Sud. Abbreviata in K-Beauty, quando si parla di skincare coreana si intendono 10 step di bellezza che le donne coreane seguono per ottenere la pelle perfetta che le ha rese famose nel mondo. Tra i punti di forza di questo tipo di trattamento vi è, senza dubbio, quello economico: i prodotti provenienti dalla Corea, infatti, vengono venduti a prezzi molto più bassi rispetto a quelli occidentali.
Anche in ambito musicale la Corea del Sud può vantare successi più che invidiabili: il K-pop è un perfetto cocktail tra hip hop, dance, rock, elettronica, R&B e country. Da Gangnam Style di Psy nel 2012 a Dynamite dei BTS, boyband che rappresenta la più forte esportazione del K-pop nel mondo contemporaneo, questo genere è ormai una costante nelle classifiche globali.
E come non citare l’ultimissimo successo sudcoreano distribuito da Netflix, “Squid Game”. Diretta da Hwang Dong-hyuk, la serie parla di un gruppo di persone estremamente povere e indebitate che partecipano, rischiando la vita, ad un gioco mortale nel disperato tentativo di risanare le loro condizioni economiche.
La serie coreana si è aggiudicata il primato di “serie Netflix più vista di sempre al lancio” raggiungendo 111 milioni di telespettatori nei primi 28 giorni di programmazione.
Proprio come il film “Parasite”, anche questa fiction affronta, con coraggio, tutte quelle problematiche legate alle disuguaglianze e all’intrattenimento sfrenato e senza pudore tipico, purtroppo, di una società contemporanea.
Insomma “l’Onda Coreana”, neologismo che indica l’incremento della popolarità globale della cultura sudcoreana verificatosi a partire dagli Anni Novanta, non sembra avere alcuna intenzione di arrestarsi, anzi, soprattutto negli ultimissimi tempi la Corea ha dimostrato di essere uno Stato estremamente avanguardista e uno scenario molto fertile di fenomeni che abbracciano la realtà a 360°.


