Entro il 2026 il quartiere milanese della Bovisa, un borgo agricolo che nel 1900 divenne sede di importanti studi cinematografici e poi ancora zona industriale destinata al declino, dovrebbe subire un cambiamento rivoluzionario che ruota intorno al Politecnico di Milano. La città guarda al futuro ma anche alla rivalutazione del suo passato che, qui alla Bovisa, passa da una gran bel complesso scolastico intitolato recentemente al regista Ermanno Olmi che lo ha frequentato e di cui ha raccontato nel libro “ I ragazzi della Bovisa“ .
Una scuola progettata alla fine degli anni Venti da un brillante quanto dimenticato ingegnere del Comune, Arrigo Belloni che con grande lungimiranza previde all’interno del complesso alcuni servizi per tutto il quartiere.

“Bisogna pensare che, ai primi del ‘900, la Bovisa , che è sempre stata un quartiere molto popolare, non aveva l’acqua corrente – ci dice Gianluca Padovan, storico e speleologo, – e ancora si usava l’acqua del pozzo. Grande fu dunque l’entusiasmo quando, all’inaugurazione nel 1926, si scoprì che nel grande seminterrato c’erano uno spogliatoio riscaldato, delle docce, una sala mensa e spazi destinati all’insegnamento della lingua e di mestieri semplici.”

L’uso del seminterrato però cambia radicalmente il 5 ottobre del 1940. Il Comune di Milano lo adibisce a “ricovero” o meglio a rifugio antiaereo col numero 87.
Non occorre molta fantasia per sentire i passi affrettati che scendono le scale, per vedere le ombre che si affollano nel corridoio cercando di sistemarsi alla bell’e meglio, per ascoltare il brusio delle tante voci che al buio aspettano e sperano, e pregano che le bombe cadano lontano.

Il quartiere, per fortuna, non è stata colpito ed è proprio questo che permette oggi all’Associazione Akropolis di organizzare le visite al rifugio numero 87
“In tutto erano 135, e non escludo che potremo visitarne altri – dice Christian Citterio dell’Associazione Akropolis – anche perché cerchiamo sempre di offrire la possibilità di vedere luoghi normalmente chiusi al pubblico, nel prossimo fine settimana, ad esempio, si apriranno esclusivamente per Akropolis alcune sale del Castello di Vigevano”.

Ci guida nel grande sotterraneo Gianluca Padovan che, insieme alla moglie ha ricostruito la storia di questo luogo con pannelli descrittivi, con il recupero di oggetti come la porta in ferro antigas, con foto e testimonianze.
“Pur essendo uno dei pochi rifugi in cemento armato – dice Padovan – le speranze di salvarsi se una bomba avesse centrato l’edificio erano ridottissime; nessuna se l’attacco fosse arrivato con i gas”.

Rifugi vulnerabili e in alcuni casi trappole senza scampo, testimonianza tangibile di quanto ieri come oggi le prime vittime di un conflitto siano i civili. Anzi, Padovan che ha alle spalle studi e ricerche in molti archivi pubblici e privati, spiega che osservando reperti, testimonianze e documenti, a partire dalle foto d’epoca, si capisce che i bombardamenti hanno sempre avuto come obiettivo la popolazione, i quartieri più abitati. E subito il pensiero corre ai giorni nostri: alla Siria, a Israele, a Gaza.

Alessandra Rissotto



