MILANO – Perché a Milano, si mangia la michetta. E Cesare Marinoni, presidente di “Associazione Fornai Milano”, si unisce alla vicepresidente Milena Pizzochero nel profondo cordoglio per la scomparsa della storica panettiera e carissima amica Luisa Lomazzi deceduta domenica 11 aprile a 80 anni. Tenace e instancabile, nonostante l’età, Luisa lavorava ancora nel suo negozio di via Padova 135/137, uno dei primi panifici a conduzione femminile aperti nel capoluogo lombardo. Originaria di Rovigo ma milanese d’adozione, Luisa Lomazzi in città era nota per l’intraprendenza e il cuore d’oro: nel corso della vita, prese parte a diverse iniziative solidali dove mise le sue doti da maestra dell’Arte Bianca a servizio dei più bisognosi. “Luisa e io abbiamo collaborato per anni agli eventi di Emergency in via Dante, dove offrivamo ai cittadini pane e focacce di nostra produzione per raccogliere fondi da destinare ai progetti – racconta Milena, che con Luisa è stata la prima donna far parte del Consiglio di Associazione Panificatori -. Insieme abbiamo partecipato anche alle due edizioni della grande manifestazione benefica “Pane in Piazza” in piazza del Duomo: a unirci era il grande amore per il nostro lavoro, capace di plasmare l’alimento che più di tutti rappresentala pace e la speranza. Luisa è stata la compagna con cui ho condiviso tante fatiche e altrettante soddisfazioni ma soprattutto un’amica indimenticabile: rimarrà nei ricordi e nei pensieri di tutti noi per sempre”.

Perché la michetta è il pane meneghino. Ma se in molti pensano che sia una ricetta milanesissima, le sue origini hanno in realtà a che vedere con l’Impero austro-ungarico, e in particolare con l’epoca dell’occupazione austriaca. Furono i funzionari del gigantesco e potente impero, cui faceva capo la Lombardia dopo il Trattato di Utrecht (1713), a portare in quel di Milano alcune novità alimentari. Tra i prodotti ereditati dagli austriaci e che i milanesi fecero propri c’era il Keisersemmel, un panino dalla forma di una piccola rosa. E i milanesi tentarono di copiare la lavorazione di questo pane, che fu ribattezzato però “michetta”, per evitare l’omaggio all’odiato imperatore asburgico. Ma se nella più asciutta Vienna, il Kaisermmel restava fresco e fragrante fino a sera, a Milano si rammolliva velocemente e diventava presto gommoso a causa dell’elevata umidità che penetrava eccessivamente in un prodotto in grado di assorbire facilmente le molecole d’acqua come il pane. La soluzione? Svuotare la michetta togliendo la mollica per rendere il pane più fragrante e digeribile e garantire soprattutto una migliore conservazione. E la michetta, diventa così tutta milanese. Come quella che sfornava Luisa Lomazzi.
Alessandra Pirri


