Cronaca, In Evidenza
Teppisti in azione nella notte di Capodanno. La psicoterapeuta: istinti repressi di soggetti deboli
Doveva essere un Capodanno sobrio, e così è stato. Con qualche eccezione. Allo scoccare della mezzanotte, un gruppetto di persone si è riversato in strada all’altezza dell’angolo fra viale Marelli e via Modena (fronte “Colosseo”) a Sesto San Giovanni e ha cominciato ad accendere le micce del proprio personale arsenale. Tutto più o meno bene, finché qualcuno ha deciso che il cestino per raccogliere l’immondizia posto a fianco dell’edicola, lì non dovesse più stare. Così, ha “pensato bene” di inserirci un petardo acceso e poi godersi il frutto della sua mirabolante intuizione. Lo scoppio ha devastato il cestino, come si può vedere in foto, per la gioia (immaginiamo) del coraggioso autore del gesto. Esistono senz’altro atti di vandalismo peggiori di questo, ma ogni gesto contro la Città deve ricevere attenzione ed essere prontamente segnalato e stigmatizzato. Cosa possa spingere una persona (giovane o meno giovane davvero non fa differenza) a inserire deliberatamente un petardo in un cestino per farlo saltare in aria rimane un mistero. Se qualche esperto di dinamiche della psiche umana tra i lettori di Sesto Notizie vuole proporre la sua interpretazione, la redazione è a disposizione per un’eventuale pubblicazione. La cura di Sesto dipende da tutti noi.


IL PARERE DELLA PSICOTERAPEUTA FEDERICA MORMANDO
La festa collettiva è occasione di esultanza collettiva, che sfiora l’obbligo, quando è tradizione o consuetudine.
Esultanza rompe il quotidiano, e con esso le regole che ne garantiscono la continuità. L’insolito è rito: balli in piazza, fuochi d’artificio, musica ad alto volume: lecito ciò che di solito non lo è. Il tutto può mantenersi nei confini della ragionevolezza. Ma non tutti sanno trasgredire con equilibrio. Molti sono invasi dall’euforia della trasgressione, e la perdita di controllo è per loro il via libera ad istinti di solito repressi. Si negano autorità e gerarchia, negli antichi saturnali romani ai carnevali delle nostre società, in inebriante sensazione di potere, in ingannevole irripetibile occasione di libertà.
Così le feste possono diventare drammi o funerali. In zona rossa e divieti, il numero dei feriti è calato rispetto all’anno scorso, annuncia quasi festosa la stampa: 79 invece che 204, e 229 gli interventi dei Vigili del fuoco invece che 686. Più un morto. Più una miriade di episodi teppistici di cui non ci si occupa, come l’esplosione del cassonetto a Sesto. Il divertimento levita in violenza, violenza inconsapevole, nel cortocircuito della ragione, violenza anche dei semplici botti, che a Roma hanno causato la morte di centinaia di uccelli, e dovunque il terrore di animali domestici e non. Levita, il divertimento, nella suggestione di un potere inusuale, di un’espansione dell’io normalmente minuscolo in un io, nell’immaginario, potente. Il potere: di rado si esplica in buone azioni. Più comune e facile esercitarlo nel distruggere. Così il piacere dei mortaretti diviene euforia della bravata.
Come le guerre sono per troppi un permesso alla crudeltà, così la festa è per altrettanti il permesso per distruggere. Distruggere l’autorità, beffarsi delle regole, seminare sgomento e sentirsi pericolosi, quindi forti, più forti degli altri. L’estasi di questo potere è la maschera dei deboli: infatti agiscono autorizzati dal gruppo, senza capire di aver soltanto sostituito un’autorità con un’altra. Deboli, stupidi, incapaci di valutare costi e conseguenze dei loro gesti. Persone che nei giorni “feriali” non si distinguono dalle altre. Delinquenti in incognita, pronti a dire: cosa mai sarà un cassonetto esploso? E se fosse scoppiato un incendio, o qualcuno fosse rimasto ferito, pronti a levarsene le colpe: mica lo volevano!
Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra


