Arte & Cultura
“L’Odissea dei cacciatori”, 140 anni di storia e di polemiche sull’arte venatoria nel libro del giornalista Rodolfo Grassi
Per i popoli primitivi la caccia scrive Erich Fromm, uno dei maggiori pensatori del ‘900, era sacra, mette in gioco valori fondamentali: cibo, ambiente, religione. Oggi, la natura, il territorio restano più che mai “sacri”, pena la nostra estinzione. Ma non si può tarpare lo spirito di sfida insito nell’uomo, e, se la caccia come osserva lo scrittore-alpinista Mario Rigoni Stern è “una passione e come tutte le passioni deve essere guidata da una sua etica, da intelligenza e conoscenza“, a queste condizioni diventa un fattore di controllo dell’ambiente.
Passione e conoscenza.Caccia ed etica: una complessa equazione che nel libro “L’Odissea dei cacciatori” (Federazione italiana della caccia, pagine 480, 29 euro) il giornalista Rodolfo Grassi, una vita al Corriere della Sera, vuol risolvere in positivo. Troppi pregiudizi sui cultori dell’arte venatoria i: killer della fauna e dell’ambiente. In realtà, sostiene l’autore la coscienza ecologica è sempre più diffusa e comunque, con tutte le attuali restrizioni, è tanto se nei carnieri degli 800 mila cacciatori italiani “regolari” si contino ogni anno poco più di una decina di prede. “I bracconieri? I nostri peggiori nemici”.
Queste pagine, fitte di dati e documenti, intrecciano in modo originale la storia delle vicissitudini passate dall’Italia a partire dall’Unità con la crescita delle organizzazioni venatorie, soprattutto Federcaccia fondata del 1929 e poi riconosciuta dal Coni. Il confronto fra le due storie è ricco di risvolti curiosi: la richiesta del bando alle starne d’Ungheria nel clima autarchico del fascismo; la crescita della caccia grazie alla diffusione dell’auto con il miracolo economico, il capo della CGIL Luciano Lama che negli anni ’70 tra tante furiose polemiche pro e contro, aveva alzato la voce:” I cacciatori non sono dei banditi”.
Si parte dal convegno dei cacciatori a Milano nel 1881, 140 anni fa, per una legge unica quando ministri garibaldini alle prese contro le secolari divisioni del Paese furono vicini alle proposte dei seguaci di Diana. Da allora, il mondo venatorio, come tutto il paese, ha conosciuto luci e ombre che scorrono puntuali , senza sconti, nelle pagine del libro. Acuti dissidi interni, , corporativismi respinti tipo il partito dei cacciatori, i privilegi contestati dei riservisti , accuse a controaccuse con i verdi e gli animalisti, il referendum abrogativo proclamato con squilli di tromba ma rivelatosi la Caporetto degli anticaccia: E poi leggi inadeguate, normative regionale contraddittorie… Un’Odissea continua.
Ma proprio nel fuoco di queste contrapposizioni, liberandosi magari da qualche”peccato originale” e dichiarando guerra ai bracconieri,i cacciatori sono riusciti a superare tante tempeste e a definire una propria identità “pulita” : difendere la natura è interesse di tutti.
Anzi,il vero cacciatore, sottolinea Grassi citando padri nobili come Puccini e Montanelli, Coppi e Bartali, non è un killer ma vuole immergersi nella natura, ascoltare le sue voci, sentirne i profumi. Sono stati proprio i cacciatori a fondare la Società protezione uccelli. E in questi anni si affermano impensate convergenze con gli ambientalisti. La doppietta a tracolla impegna a rispettare un galateo.
Il calendario, il porto d’armi, i sistemi di cattura, i limiti dei prelievi, lo studio delle migrazioni, il ripopolamento, la protezione di particolari specie in collaborazione con gli agricoltori per l’equilibrio dell’ambiente tutti temi trattati dal libro senza trascurare i riflessi economici: l’attività venatoria garantisce 95 mila posti di lavoro un bilancio di 8 mila miliardi di euro.
La partita con gli anticaccia resta aperta e Grassi impreziosisce il volume di citazioni, da Aristotele a Gandhi, che gli paiono corrispondere alla sua filosofia di vita portando dalla sua personaggi come Giovanni Paolo II e Rita Levi Montalcini su certe iniziative umanitarie degli appassionati dell’arte venatoria. L’ Odissea per i cacciatori non è finita, ma grazie al dialogo Itaca o almeno un armistizio, sembra più vicini.
Raffaele Biglia
Nella foto Rodolfo Grassi


