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Maggio, il mese degli amori (anche per Beethoven)

Maggio 24, 2020

Noi musicisti pensiamo con grande tristezza al rinvio (all’autunno, speriamo) delle celebrazioni dedicate a Ludwig van Beethoven. In tutto il mondo erano previsti concerti e recital per ricordare che sono trascorsi 250 anni dalla nascita del grande compositore tedesco. In questi giorni lo avremmo certamente suonato molte volte anche a PianoCity, la bella manifestazione milanese che si svolge in maggio: da anni vede piazze, musei, giardini e anche la Galleria Vittorio Emanuele affollate di pubblico, intorno ai palchi sui quali i pianisti più interessanti si esibiscono da soli o con accompagnamento di archi, interpretando i grandi brani della classica. Il mese di maggio ricorre spesso nella biografia di Beethoven perché fu varie volte ‘galeotto’ per lui, dal punto di vista sentimentale. Egli ebbe una ‘stagione degli amori’ piuttosto impegnativa nella prima parte della sua vita. Dal maggio 1799 in poi, molte romantiche nobildonne non poterono resistere al suo fascino.

Ludwig van Beethoven nel 1804

Tutti pensano che Beethoven fosse sempre stato un burbero, un solitario. Ma leggendo la sua biografia, si scopre che ciò è vero solo per la maturità. E che alcune delle sue graziose ‘prede’ sono divenute immortali grazie alle sue ‘dediche’.  Nel maggio 1799 Beethoven divenne insegnante di pianoforte di due figlie della contessa Anna von Seeberg, vedova Brunswick, la ventiquattrenne Therese o Thesi e la ventenne Josephine o Pepi. Therese è la dedicataria della sonata per pianoforte n. 24 op. 78. Non si sa se in cambio di qualche bacio o qualcosa di più. Una cugina delle ragazze, l’italiana Giulietta Guicciardi (1784-1856), fu invece la dedicataria della celeberrima sonata per pianoforte n. 14 op .27 n. 2 detta Al chiaro di luna. Fu Ludwig Rellstab a conferirle il soprannome con cui ancora oggi tutti conoscono questa splendida opera. Ascoltandolo egli disse che quelle vibranti note gli riportavano alla mente “l’immagine di un viandante al chiaro di luna che si rispecchia in un lago alpino.

Giulietta Guicciardi

La Sonata, in tre tempi, è libera da schemi prestabiliti; ha una costruzione che Beethoven stesso definì “quasi una fantasia”. Il primo movimento inizia con il celebre “Adagio Sostenuto”.  È reso da un arpeggio su note gravi, che crea un’atmosfera malinconica e coinvolgente. Il secondo movimento, più vivace e spensierato, è un Allegretto. Rappresenta una parentesi in cui vengono smorzati i toni malinconici del primo momento. L’animo si rasserena, trova un po’ di pace e si prepara all’ascolto della coinvolgente tempesta, nella parte finale dell’opera. Il terzo momento è il Presto Agitato, tempestoso e incandescente, con un grande dinamismo ritmico. Si suona senza posa e con il cuore in gola. Bisogna rinserrare il canto travolgente con accordi vigorosi e possenti: ci si arresta solo per due battute di adagio, con effetto psicologico straordinario, prima di concludere la corsa. Con una angosciosa inquietudine e un culmine emblematico, un simbolo steso della musica romantica. Ludwig pensava di non avere rivali, con la potenza di quelle note. Invece la fanciulla si fidanzò con il conte Wenzel Robert von Gallemberg e lo sposò il 30 ottobre 1803. Ma le cose non andarono bene. Faranno entrambi ritorno a Vienna nel 1821, dove il nobiluomo, oberato dai debiti, litigherà con il musicista, mentre sua moglie incontrerà un’ultima volta Beethoven per ricordargli il loro passato e chiedergli in prestito 500 fiorini.

Therese Malfatti

Ludwig intanto si era consolato con la cugina di Giulietta, Josephine von Brunswick (1779 – 1821), perennemente sorvegliata dalla sorella Therese. Ebbe anche lei una relazione con il musicista, una storia duratura: continuò anche dopo un primo matrimonio con il conte Joseph von Deym, dal quale ella ebbe tre figli, nel gennaio 1804. E anche dopo un secondo matrimonio, avvenuto nel 1810 con il barone Christoph von Stackelberg, che l’abbandonerà due anni più tardi. Il 9 aprile 1813, con grande scandalo della famiglia, Josephine diede alla luce una bambina. (1784-1856).  Da allora Beethoven si diede a incontri più fugaci. Ad esempio con la contessa Anna Maria von Erdödy (1779 – 1837) rimasta paralizzata a causa della perdita del figlio, che rimase comunque sua intima confidente, vivrà in casa di Ludwig per qualche tempo nel 1808 e parteciperà poi alla ricerca di ricchi mecenati per suo conto.

Josephine_Brunsvik

A lei Beethoven dedicherà le due sonate per violoncello n. 4 e n.5. Ci fu poi la cantante lirica berlinese Amalie Sebald (1787 – 1846), incontrata a Teplitz tra il 1811 e il 1812, seguita dalla contessa Almerie Ersterhazy (1789 – 1848). Nel 1810, altra relazione tempestosa: stavolta con Thérese Malfatti (1792 – 1851), ispiratrice della celeberrima bagatella  per pianoforte Per Elisa WoO 59: Beethoven progettò con lei un matrimonio che non andò in porto, cosa che gli provocherà una delusione profonda.

Andrea Tamburelli

pianista concertista

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